Itinerari

“Niente di più facile che perdersi a Venezia; e, anche, niente di più divertente! Essere un Teseo senza filo dell’Arianna, in questo labirinto senza Minotauro!”

Jean-Louis Vaudoyer

Alcuni di voi lo sanno, altri mi hanno vista, ad altri ancora non può fregar di meno, ma io questo fine settimana l’ho trascorso a Venezia. La versione ufficiale vuole che ci sia stata per partecipare al bateocamp (cosa tra l’altro molto interessante quindi, dato che ci siete, date un’occhiata da queste parti). In realtà l’intenzione principale era quella di godermi per bene questa città. L’avevo vista solo di sfuggita e con occhi troppo giovani per poter apprezzare e ricordare. Avevo tutto un programma e cose da vedere, ma sabato mattina la socia in chat mi ha scritto: “… poi, se vuoi camminare tanto, segui le indicazioni per piazza San Marco, alcune sono sbagliate”. La cosa ai più può sembrare divertente, e in effetti, all’inizio anch’io ho sorriso. Ma poi ho pensato a cosa potrebbe succedere se in ogni città ci fossero delle indicazioni sbagliate. Mi spiego meglio.

Prendiamo Venezia. Una mattina ti svegli in un albergo che fa un caffè pessimo, consumi la tua colazione veloce, mentre la tua testa già decide di visitare il ponte di Rialto. Ritorni in fretta in camera, finisci di prepararti ed esci. Ecco, giusto dietro l’angolo c’è la prima indicazione, la segui per un buon quarto d’ora… ma… ma.. questo non è il ponte di Rialto, non ci sono turisti sudati, non c’è calca, non ci sono venditori ad ogni angolo o guide troppo chiassose… senti solo della strana musica che esce da uno strano edificio. Sulla facciata una targa indica “Sinagoga”. Poi ti volti e dove prima non c’era nessuno adesso c’è tanta gente vestita in modo strano, con strani cappelli in testa, gente che festeggia. Non sai cosa, ma festeggia mangiando quei dolci dalle forme strane che cinque minuti prima avevi visto nella vetrina di una pasticceria. In effetti non sembra più Venezia, più che altro ti sembra di essere in un film. Ma da una finestra la musica degli 883 ti riporta alla realtà. Non puoi non andare a vedere piazza San Marco. Altra indicazione, altri 15 minuti. Ti casca per terra il cellulare, maledizione! Ti chini per riprenderlo e quando alzi lo sguardo non sei in San Marco, non ci sono piccioni svolazzanti. Ti rendi conto di non essere nemmeno all’aperto. Sei in una stanza e sulle pareti, a destra e a sinistra, ci sono alcuni quadri ma tu non li vedi, tu sei come ipnotizzata, non riesci a togliere lo sguardo dal capolavoro che hai davanti, e non sai perché. Non capisci se ti attira di più quel cielo così azzurro o quello scorcio scuro che non hai mai visto, ne sei certa, e che pure ti sembra così familiare. E pensi che daresti chissà che cosa per essere in quel quadro lì, sotto quel lampione. E invece sei “solo” al Guggenheim e la gentaglia che è intorno a te, barbari, continua a vociare indifferente. Dato che ci sei continui il giro tra quelle stanze, ma hai come l’impressione di vagare a vuoto. Sì, tutto intorno è molto bello, belli i quadri, grandi gli artisti. Ma la visione di Magritte ti ha riempito gli occhi e adesso non ci sta dentro più niente. Esci. Non si può andare a Venezia e non visitare il Casinò. Altra indicazione, altre strade. La porta dovrebbe essere questa. Entri ma decisamente hai sbagliato ancora. Sei in un posto fresco e tutto quel legno ti da la sensazione di un luogo accogliente e familiare. Al primo sguardo diresti che anche questo è un museo, ma c’è qualcosa che non va. E’ tutto capovolto, perché tu sei ferma e i quadri, quelli che dovrebbero essere attaccati al muro, i quadri si muovono. Passeggiano avanti e indietro per la stanza, si alzano e si abbassano, se sei lì vicino sembra quasi che ti vengano addosso. Non potresti immaginare in maniera differente il concetto di essere sopraffatti dall’arte. Se sono fermi puoi persino giraci intorno, farci uno slalom. Si potrebbe star lì ore, ma tu hai il tuo treno. E’ già tardi e non vuoi prendere i mezzi per tornare. Vuoi goderti ancora un po’ quelle strade. Tiri fuori la tua cartina, le sì che è affidabile! E infatti in un quarto d’ora sei in stazione. Ritiri il bagaglio, ti dirigi al binario 11. Il tuo treno è già lì che aspetta. Venezia è troppo impegnata con i suoi turisti per salutarti, ma tu non gliene fai una colpa. Ti ha regalato qualche sorpresa e un buon fine settimana. In fondo sei felice.