Sul primo maggio e i diritti che non ti regala nessuno

Non ho un ottima memoria e, soprattutto della mia infanzia, ricordo pochissimo, ma tra le cose che non riuscirò mai a dimenticare ce n’é una in particolare: l’odore di lenzuola pulite quando il pomeriggio, dopo aver finito i compiti, andavo a svegliare mio padre che riposava prima del turno di notte. All’Ilva.

E ricordo di come ero contenta quando fu messo in cassa integrazione, perché potevo averlo a casa per più tempo. E durante le feste.

Ero troppo piccola per capire le conseguenze effettive di quello che stava succedendo. Ma adesso no.

Adesso che sono grande capisco che da troppo tempo una città è sotto scacco di un’azienda che ti dà del lavoro, ma che quel lavoro te lo fa pagare, e a caro prezzo.
E il prezzo sono le tante, troppe vite stroncate da malattie dovute all’inquinamento, ai veleni presenti nell’aria, nell’acqua, nella terra. Ma voi l’avete mai visto un comune che emette ordinanze per vietare di seppellire i morti ed impedire ai bambini di giocare nei parchi? Questa è Taranto.

O meglio, è anche questa.

Taranto è anche la volontà di ferro di chi continua a tenersi stretto un lavoro che spesso non viene svolto in condizioni di sicurezza ottimale.

Taranto è l’orgoglio di quelle persone che combattono ogni giorno perché queste condizioni migliorino.

Ed è per questo che quando penso al primo maggio, è la mia città quella che mi viene in mente per prima. Un posto dove il lavoro t’ammazza, ammazza i tuoi cari, ma continui a farlo lo stesso.

“Sì ai diritti, no ai ricatti” è quello che i Cittadini e lavoratori liberi e pensanti urlano da ormai tre anni dal palco del concerto del primo maggio a Taranto.

La prima volta il messaggio è passato quasi inosservato, il secondo anno è stato definito una “saga paesana” da un sindacato. Sì, un sindacato… Avete presente quella cosa che dovrebbe tutelare i diritti dei lavoratori? Ecco!
Quest’anno il concerto può essere seguito da tutti con più facilità. E ne vale la pena, non solo per la musica, soprattutto per le verità che possono raccontarvi le persone che in quella realtà ci vivono. E ci muoiono.

C’è anche la possibilità di contribuire e finanziare il concerto e le attività del Comitato. Una parte dei contributi raccolti lo scorso anno è servito per comprare un emogasometro per il reparto oncologico dell’ospedale Moscati.

(nota al margine: tra i finanziatori del concerto dei sindacati, quest’anno c’
è anche l’Eni. Per Taranto l’Eni è sinonimo di inquinamento)

Capisco che per me è facile parlare di queste cose, dar loro la giusta dimensione, mettere tasca al portafoglio e contribuire. Mi basta pensare che quell’emogasometro probabilmente servirà a me, un giorno, o a qualcuno dei miei cari.
Da dietro lo schermo di un computer è più difficile vedere e comprendere, lo so.

Almeno provateci

La svolta. Donne contro l’Ilva

Il post “15 days of fame” di questa settimana mi sta molto a cuore. Il blog che voglio segnalarvi parla di un film documentario, “La svolta. Donne conto l’Ilva”, che verrà proiettato sabato 4 settembre alle ore 22.30 in Villa degli Autori (Villa Zavagli) al Lido di Venezia.

Taranto è la mia città. L’ho sempre vista così, come appare adesso. Sono troppo piccola per ricordare gli ulivi laddove ora ci sono solo fumo e acciaio. Ma sono abbastanza grande per pensare ad un futuro in cui non ci si ammala irrimediabilmente perchè si scende a giocare nel parco; un futuro in cui non si muore nel tentativo disperato di mantenere il proprio posto di lavoro.

Cito testualmente dal blog:

Il documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva” racconta la battaglia di sei donne in particolare: Francesca e Patrizia, mogli di operai morti all’Ilva; Vita, mamma di un giovane operaio finito ammazzato sotto una gru nello stabilimento; Margherita, ex dipendete sottoposta a soprusi, mobbizzata, licenziata; Anna, finita sulla sedia a rotelle, e Caterina, mamma di un bambino autistico: malattie diverse, entrambe probabili conseguenze dell’inquinamento. In primo piano la loro storia umana, di lavoro, di sofferenza. La loro voglia e necessità di riscatto per sé e per gli altri: nelle aule dei tribunali, nelle manifestazioni di piazza, nelle denunce senza veli alle massime cariche dello Stato.

Qui invece, i primi cinque minuti del documentario:

Un grazie particolare va a Peppe per la segnalazione.