Diversamente buonanotte

Ieri notte ho dormito con un peluche. Me l’ha messo nel letto mia cugina che ha quattro anni. “Sembra una balena, ma è solo un pesce molto grosso”, m’ha detto.

Lettera

“Vieni, ti accompagno a casa” mi dici. E io prendo la mia borsa, saluto tutti a malapena e ti seguo. In silenzio. Mica vero, che mi accompagni a casa. Me ne accorgo quasi subito, ma non ti chiedo niente. Silenzio, è tutto quello che c’è tra noi. Silenzio e attesa. Apri la porta di questo posto che non conosco. Potrebbe essere la tana di uno sconosciuto qualsiasi; tu potresti essere uno sconosciuto qualsiasi, per quanto ne so. Passeggio lentamente lungo la stanza facendo finta di ispezionare. In realtà sto cercando di rimanere ferma e sicura sulle mie gambe tenendo il ritmo con il rumore dei tacchi. No, non te lo faccio vedere che tremo.

Silenzio.

Mi volto, hai poggiato le chiavi e stai togliendo l’orologio. E’ un attimo. Borsa a terra, via il mio vestito. Giù la tua tua camicia, bottone dopo bottone. La mano stretta alla mia come quella volta, quella volta in macchina. Silenzio. Gli occhi puntati sulle tue labbra. Sulla tua cicatrice. Mi ossessiona, la tua cicatrice. Pelle contro pelle in attesa dell’alba. Noi non ci si può lasciare andare, se la luce non ci dice che è ora.

In silenzio scendo dall’auto, come tutte le volte, e  vado via senza voltarmi indietro, recitando un addio a metà tra desiderio e paura che lo sia davvero.

É così che ci immagino, quando penso a quello che non siamo stati mai; é così che ci vedo con gli occhi dell’anima, quando con quelli del corpo scruto un mondo in cui tu non c’entri niente. É questo quello che ho seppellito sotto la vita di tutti i giorni, sotto le risate, sotto gli sguardi, sotto altre mani.

É un desiderio che ancora nascondo, sul confine tra speranza e sogno, alla fine di me.

Distanze

Sono così lontana da alcune cose, che a volte mi sembra di averle solo sognate.

E’ una metafora

Il caldo arriva in fretta. Una mattina apri le persiane e c’è troppo sole. Sei per strada e devi togliere il maglioncino perchè fa troppo caldo. Domani uscirai solo con la maglietta a maniche corte.

Il freddo no. Il freddo arriva piano, scende leggero. Ti sfiora appena, prima. Poi un giorno guardi la tua stanza e ti accorgi che sono settimane che non usi più il ventilatore. Tocca metterlo via, nel suo scatolone.

Favola

C’era un tempo in cui le parole scivolavano veloci dalle sue dita e leggere cadevano sulla tastiera. Ci sono stati giorni in cui dispensava sorrisi a chiunque. Momenti in cui riusciva, qualunque cosa decidesse di fare. Perché lei era lei. Testarda, tenace, cocciuta. Riuscire in quello che voleva le risultava faticoso a volte, è vero, ma non mancava mai un colpo. Bastava volerlo, era facile.

Sebbene adesso le possa sembrare che  crescere voglia dire affrontare tutte le cose complicate che le capitino a tiro; sebbene certe volte pensi che fidarsi sia un lavoro troppo duro e faticoso per poter essere affrontato; nonostante si renda conto che ci sono giorni in cui appare troppo difficile anche fare un sorriso, sa che la serenità dei suoi vent’anni è dietro l’angolo.

Deve solo decidere di voler svoltare.