Diversamente religioso

Bambino, durante l’attività pomeridiana di arte e immagine:

“A me piace colorare. Durante la scuola dell’infanzia però non mi piaceva, ma perchè mi facevano sempre colorare Gesù”

Strade

Qualche settimana fa ero in treno e nel mio stesso vagone c’erano quattro ragazzi che stavano partendo per una vacanza. Facevano una confusione assurda, si raccontavano di come sarebbe stato bello, delle cose che avrebbero potuto vedere e fare, di quanto si sarebbero divertiti. Io l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era che avrei voluto essere lì, al loro ritorno, per sapere se davvero il loro viaggio era stato così come l’avevano immaginato o se ne erano rimasti delusi.

E’ più o meno la stessa cosa che mi succede l’ultimo giorno di lavoro in una scuola in cui so che non tornerò più.

Oggi ho salutato la classe di P. Lo so che non è corretto, ma lui quest’anno è stato il mio preferito. Non mi capita spesso, di avere un marmocchio che mi piace più degli altri, ma quest’anno si.

P. è un bambino triste, già a sei anni. Inquieto, quasi solo.

Andando via mi sono chiesta se tra qualche anno riuscirà ad avere le attenzioni che desidera, se riuscirà a crescere sereno, felice. Se riuscirà ad essere forte. Se riuscirà a sopravvivere.

Andando via oggi mi sono chiesta se la Vita, invece, riuscirà a vincere con lui. Se lo lascerà così. Triste e infelice.

Andando via, oggi, mi sono detta che la parte peggiore di questo lavoro è dare e non sapere mai se è abbastanza.

1, 2, 3…

Oggi ho dovuto consolare uno dei marmocchi. A dire il vero ero partita con l’idea di sgridarlo perché, ad un certo punto, ha urlato in maniera inumana proprio al centro del corridoio, subito fuori dalla mensa. Dopo aver contato fino a 10 gli ho chiesto perchè l’avesse fatto. Lui mi ha detto: “Pensavo di perdere i miei compagni”. Lì per lì mi è sembrato un po’ strano (sono passati nove mesi dall’inizio dell’anno e queste cose dovrebbero essere più che superate), comunque l’ho preso per mano, davanti alla porta della classe e gli ho detto: “Contiamo i passi fino ad arrivare alla mensa”. C’erano esattamente 30 passi. Con tutta la pazienza che mi era rimasta in corpo gli ho spiegato che 30 passi non sono poi tanti, che basta girare l’angolo e si vede già la porta della classe, che i compagni in così poco spazio non si possono perdere e che non c’era assolutamente nessun bisogno di urlare. Alla fine l’ho convinto.

Ho ripensato a tutto ciò nel pomeriggio e mentre lo spiegavo ad un amico, ho capito. Le persone non sono dei punti di riferimento. Non sono la posta, la strada, una statua… te lo sai che queste cose sono ferme sempre lì. Non ti puoi sbagliare: cento metri a sinistra della chiesa tal dei tali e sei a lavoro. 

Ma le persone no, le persone si muovono. Le persone un attimo ci sono e un attimo dopo no. Andare sempre a sinistra non risolve nulla. E lui, il marmocchio intendo, questa cosa proprio non ci riusciva ad accettarla. Contare i passi sì. La sua classe è a 30 passi dalla mensa, giusto dietro l’angolo. E nella classe ci sono i suoi compagni. Facile! 

Sembra una cosa sciocca, ma pensiamoci… chi non ha mai pensato di non essere all’altezza di qualcuno perchè gli sembrava troppo lontano? Alzi la mano chi non ha mai rinunciato perchè pensava che davanti a se ci fossero mille chilometri, mentre erano solo due passi.

Alzi la mano, per favore, chi non si è mai sentito perso perchè non trovava più i suoi compagni e si è messo ad urlare non sapendo che fare. Eppure bastava contare i passi:

30 passi: facile, mi basta girare l’angolo e ci sono!

125 passi: cavolo è un po’ lontano. Che faccio, corro?

234.403.992 passi: stop. Cambio percorso

Perle di saggezza

Uno dei miei marmocchi (7 anni), guardando un vaso sul davanzale nel quale avevamo piantato dei narcisi:

 Guarda Giulia, nel vaso c’è una nuova pianta. (due secondi di silenzio)

 Quella con i fiori gialli invece è morta.

(ancora silenzio, poi con tutta la naturalezza di questo mondo…)

Lo sai perché? Perché la vita va così

Il dittatore

Un punto piccoletto,

superbioso e iracondo

“dopo di me – gridava –

verrà la fine del mondo!”

Le parole protestarono:

“Ma che grilli hai pel capo?

Si crede un Punto-e-basta,

e non è che un Punto-e-a-capo”.

Tutto solo a mezza pagina

lo piantarono in asso,

e il mondo continuò

una riga più in basso.

Rodari