Quando il passato è passato?

Io e le mie seghe mentali dopo il solito viaggio. Eccoci qui. Ancora una pagina bianca. Ancora domande. Ché il titolo, poi fa anche un po’ Sex and the city. Mi sento come Carry con i suoi dilemmi da trentenne. Solo che invece che in un appartamento newyorkese sono su un treno che, più che altro, sembra un carro bestiame. Maledette ferrovie dello stato (si, tutto in minuscolo, ché il maiuscolo non se lo meritano mica…)

 

Cos’è? Cos’è che un giorno mi fa sentire grande, forte stabile. Cos’è che il giorno dopo, invece, mi fa sentire una bambina capricciosa, arrabbiata, insicura e imbranata? Cos’è che ritorna, ogni volta imperterrito, a farmi riconsiderare ancora tutto? Cos’è che mi fa stare bene quando sono a Bologna e al contrario mi ri-catapulta in basso quando sono qui? Cos’è che mi costringe a ricominciare da ogni viaggio in treno? Ma poi… c’è un senso? E se c’è, qualcuno per favore potrebbe spiegarmelo? Perché un giorno, all’improvviso, deve tornare la memoria delle chiacchiere davanti a dei bicchieri sempre troppo vuoti? E perché ci si deve ricordare della birra alle sei del pomeriggio e delle albe arrivate sempre troppo presto? Perché non scappare? Perché ritornare sempre qui? Perché non chiudersi il passato alle spalle una volta per tutte? Ma soprattutto… si può chiudere il passato alle spalle una volta per tutte? O quello, bastardo, un bel giorno risalta fuori da un angolo solo per il gusto di annullare tutte le certezze che te avevi messo, in ordine, una sull’altra? Perché tutti questi perché? Perchè mi vien voglia di scrivere qui ma non di parlarti di persona. Ecco si, mi rivolgo (ahimè) ancora a te. È tanto che non lo faccio, ma adesso ho un buon motivo: ho una domanda. Perché io?

 

Il treno dell’emigrante

Gianni Rodari

 

Non è grossa, non è pesante la valiga dell’emigrante…

C’è un po’ di terra del mio villaggio per non restare sono in viaggio…

Un vestito, un pane, un frutto, e questo è tutto.

Ma il cuore no, non l’ho portato: nella valigia non c’è entrato.

Troppa pena aveva a partire, oltre il mare non vuol venire.

Lui resta, fedele come un cane, nella terra che non mi dà pane:

un piccolo campo proprio lassù… ma il treno corre: non si vede più.