Case

“Mi riempii il bicchiere e uscii sulla veranda, mi sedetti sulla sedia a dondolo cigolante e accesi una sigaretta. Rapidamente fece buio. In fondo alla strada una madre uscì su una veranda e chiamò i figli per la cena. Il lampione all’angolo della strada si illuminò e un vecchio cane vi trotterellò sotto, avviandosi verso casa. Gli occhi bianchi dei televisori brillavano attraverso le finestre dall’altro lato della via, sugli schermi cowboy al galoppo, sparatorie che riecheggiavano nel crepuscolo di San Elmo. Una città abbandonata. Tutte le città della valle erano così, desolate, misteriosamente improbabili, delle enclave di esistenza umana, un popolo di romiti al di qua di brevi recinzioni e incosistenti muri e stucco, barricati contro l’oscurità, in attesa. Mi dondolai avanti e indietro e sentii una pena filtrarmi nelle ossa: mi faceva pena quella solitudine nella casa di mia madre e mio padre, di quei due anziani in attesa, a scandire il passare del tempo.”

John Fante, “La confraternita dell’uva”