La svolta. Donne contro l’Ilva

Il post “15 days of fame” di questa settimana mi sta molto a cuore. Il blog che voglio segnalarvi parla di un film documentario, “La svolta. Donne conto l’Ilva”, che verrà proiettato sabato 4 settembre alle ore 22.30 in Villa degli Autori (Villa Zavagli) al Lido di Venezia.

Taranto è la mia città. L’ho sempre vista così, come appare adesso. Sono troppo piccola per ricordare gli ulivi laddove ora ci sono solo fumo e acciaio. Ma sono abbastanza grande per pensare ad un futuro in cui non ci si ammala irrimediabilmente perchè si scende a giocare nel parco; un futuro in cui non si muore nel tentativo disperato di mantenere il proprio posto di lavoro.

Cito testualmente dal blog:

Il documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva” racconta la battaglia di sei donne in particolare: Francesca e Patrizia, mogli di operai morti all’Ilva; Vita, mamma di un giovane operaio finito ammazzato sotto una gru nello stabilimento; Margherita, ex dipendete sottoposta a soprusi, mobbizzata, licenziata; Anna, finita sulla sedia a rotelle, e Caterina, mamma di un bambino autistico: malattie diverse, entrambe probabili conseguenze dell’inquinamento. In primo piano la loro storia umana, di lavoro, di sofferenza. La loro voglia e necessità di riscatto per sé e per gli altri: nelle aule dei tribunali, nelle manifestazioni di piazza, nelle denunce senza veli alle massime cariche dello Stato.

Qui invece, i primi cinque minuti del documentario:

Un grazie particolare va a Peppe per la segnalazione.

Lasciare che sia

E allora non vorrei più fluttuare così, in eterno: vorrei sentire un peso dentro di me, che mi levi questa infinitezza legandomi in qualche modo alla terra, a ogni passo, a ogni colpo di vento. Vorrei poter dire: “ora”, “ora”, e “ora”. E non più “da sempre”, “in eterno”. Per esempio… non so… sedersi al tavolo da gioco, ed essere salutato… Anche solo con un cenno… Ogni volta che noi abbiamo fatto qualcosa, era solo per finta. Ci siamo lussati l’anca facendo la lotta, di notte, con uno di quelli: sempre per finta. E ancora per finta abbiamo preso un pesce, per finta ci siamo seduti a un tavolo, abbiamo bevuto, mangiato. Per finta ci siamo fatti arrostire l’agnello e abbiamo chiesto il vino: per finta. Sotto le tende, nel deserto: solo per finta. Non che io voglia generare subito un bambino, o piantare un albero. Ma in fondo sarebbe già qualcosa ritornare a casa dopo un lungo giorno, dar da mangiare al gatto come Philip Marlowe, avere la febbre, le dita nere per aver letto il giornale; non entusiasmarsi solo per lo spirito, ma finalmente anche per un pranzo, per la linea di una nuca, per un orecchio; mentire, e spudoratamente; e camminando sentire che le ossa camminano con te; supporre, magari, invece di sapere sempre tutto… “Ah!”, “oh!”, “ahi!”: poterlo dire, finalmente, invece di “sì” e “amen”

Il cielo sopra Berlino