La città e il desiderio. 3.

“Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, e loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra”

“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda”

da “Le città invisibili”

Bei tempi

“In questi gesti, in questo immedesimarsi nelle loro provvisorie funzioni, Amerigo era pronto a riconoscere il vero senso della democrazia, e pensava al paradosso di essere lì, insieme, i credenti dell’ordine divino, nell’autorità che non proviene da questa terra, e i compagni suoi, ben coscienti dell’inganno borghese di tutta la baracca: insomma, due razze di gente che alle regole della democrazia avrebbero dovuto dargli poco affidamento, eppure sicuri gli uni e gli altri d’esserne i più gelosi tutori, d’incarnarne la sostanza stessa.”

La città e il desiderio. 4.

“Tutto perchè Marco Polo potesse spiegare, o immaginare di spiegare o essere immaginato spiegare o riuscire finalmente a spiegare a se stesso che quello che lui cercava è sempre qualcosa davanti a sè, e anche se si trattava di un passato era un passato che cambiava man mano che egli avanzava nel suo viaggio, perchè il passato del viaggiatore cambia a seconda dell’itinerario compiuto, non diciamo il passato prossimo cui ogni giorno che passa aggiunge un giorno, ma il passato più remoto. Arrivando ad ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non ricorda più di avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più ti aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.

Marco entra in una città; vede qualcuno in una piazza vivere una vita o un istante che potevano essere suoi; al posto di quell’uomo ora avrebbe potuto esserci lui se si fosse fermato nel tempo tanto tempo prima, oppure se tanto tempo prima, ad un crocevia invece di prendere una strada avesse preso quella opposta e dopo un lungo giro fosse venuto a trovarsi al posto di quell’uomo in quella piazza. Ormai, da quel suo passato ipotetico, lui è escluso; non può fermarsi; deve proseguire fino a un’altra città, dove lo aspetta un altro suo passato, o qualcosa che forse era stato un suo possibile futuro e ora è il presente di qualcun altro”.

da “Le città invisibili”

Auguri Clà

Le città e il desiderio. 1.

Della città di Dorotea si può parlare in due maniere: dire che quattro torri d’alluminio s’elevano dalle sue mura fiancheggiando sette porte dal ponte levatoio a molla che scavalca il fossato la cui acqua alimenta quattro verdi canali che attraversano la città e la dividono in nove quartieri, ognuno di trecento case e settecento fumaioli; e tenendo conto che le ragazze da marito di ciascun quartiere si sposano con giovani di altri quartieri e le loro famiglie si scambiano le mercanzie che ognuna ha in privativa: bergamotti, uova di storione, astrolabi, ametiste, fare calcoli in base a questi dati fino a sapere tutto quel che si vuole della città nel passato nel presente nel futuro; oppure dire come il cammelliere che mi condusse laggiù: “Vi arrivai nella prima giovinezza, una mattina, molta gente andava svelta per le vie verso il mercato, le donne avevano bei denti e guardavano dritto negli occhi, tre soldati sopra un palco suonavano il clarino, dappertutto intorno giravano ruote e sventolavano scritte colorate. Prima d’allora non avevo conosciuto che il deserto e le piste delle carovane. Quella mattina a Dorotea sentii che non c’era bene nella vita che non potesse aspettarmi. Nel seguito degli anni i miei occhi sono tornati a contemplare le distese del deserto e le piste delle carovane; ma ora so che questa è una delle tante vie che mi si aprivano quella mattina a Dorotea”.

Calvino, le città invisibili

Vitzbank, invece, si  fatto gli auguri così