Lo sconosciuto

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Lo sconosciuto era arrivato a metà settimana, o a fine mese, che importa.
Si era accomodato su uno sgabello traballante riservato a qualcun altro, ti aveva sorriso da dietro la schiuma di una birra, e in poco tempo erano giunte le stelle.
Lo sconosciuto ti conosceva da sempre, doveva essere così. I gesti, i giorni, le gioie.
Quando incontri qualcuno con cui ridere mentre piangi capisci che la magia vive in ogni affetto. Quando incontri qualcuno che ti combacia capisci che stai facendo bene a fidarti, ad affidarti. Che non ti ferirà, non ti tradirà, questa volta no, non accadrà.
Lo sconosciuto ti combaciava.
Fino a che un giorno ti sei alzato un po’ troppo tardi, sei inciampato in qualcosa che non hai capito, hai domandato senza ricevere risposta. Avresti voluto del tempo per parlare, avresti voluto frantumare ogni scoglio, avresti voluto ricordare com’era facile risolvere e dare coraggio.
Avresti voluto, santoddio, avresti voluto perchè volere è l’anima della vita, perchè i desideri disegnano il percorso ma sono le persone a cui ti affidi ad essere il foglio su cui scrivere.
Eppure in poche ore la magia è diventata polline disperso, fondo di bottiglia, mozzicone calpestato. Erano bastate poche ore e all’improvviso non c’era più condivisione, non c’era più rispetto, non c’era più nemmeno mezzora di vita insieme.
Ed è lì che hai capito.
Lo sconosciuto non è colui che non conosci: quello è l’inesplorato.
Lo sconosciuto è colui che non riconosci più.

(“…Voltati dall’altra parte, tesoro. Chi ti calpesta lo fa solo perchè ti teme.“)

… ciak e cicatrice sia…

Bomoll

L’attacco l’anima al muro, ok,
ma che sia in bianco e nero.
Affondo il cuore in un budello di vincoli, ok,
mi sta pure bene,
non sono solita sputare nei piatti dove mangio.
Sì, ce lo mischio, il sangue con il vomito, sempre roba mia è.
E se si rompe la sottile pelle che separa i due modi di vedere le cose?
amen, cicatrice sia, tanto ormai so che tutto si recupera.
E’ solo questione di tempo.
Aspetterò il meglio del meglio,
sospendo per ora le aspettative,
mi dedico al dòmino del destino.
Cadono una ad una le volontà, ma anche le sofferenze.
Mi sono stancata della coerenza dell’ombra,
son buoni tutti a sputtanare mentre rimangono nascosti nel buio.
Vigliacca proprio no,
piuttosto mi aggrappo ad un’inquadratura più stretta, anche se di poco.
Per me che domenica capita solo una volta al mese,
ma la ritengo una fortuna,
perchè per certi mai.

Cose di felicità

Anno 413 A.C. Il posto è un’isola, si chiamava Eudaimonìa anche se non tutti ci credono. Qualcuno vocifera che in realtà fosse Tenerife ma, per dovere di cronaca, dobbiamo sottolineare che non ci sono prove certe che confermino questa teoria. Abbiamo invece testimonianze dirette del fatto che è un posto magico. Ma non sempre. Ci sono dei giorni, due o tre al massimo, in cui tutto intorno cresce come una bolla grandissima e trasparente che non lascia passare le cose brutte. I temporali e il vento sì, c’è da dirlo, ma chi c’è stato non ha dubbi. E’ un posto protetto, un porto franco, una piazza circondata da pareti di pan di spagna al rum dove i visitatori, gli heytu!, si mischiano, si contaminano, si scambiano abbracci e baci e mani e apprezzamenti e caffè  e bicchieri e messaggi e sguardi e carezze e corpi. E tu non riconosci più chi è il vero spacciatore e chi il cliente. Chi è che prende, chi invece dà. A fine serata o di prima mattina cadono stanchi o assonnati su palme colorate e imbottite, e lì rimangono tra click e flash, tra birra e chiacchiere, tra sonno e veglia, aspettando non si sa bene cosa, magari il prossimo ballo, il prossimo piatto di cui lamentarsi o semplicemente, forse, il prossimo sorriso. Altre volte vagano, camminano, migrano, a voce alta o silenziosi, in posti in cui c’è gente che parla, insegna. Profeti in un tempo i cui i profeti non esistono più. Profeti in un tempo in cui tutti sono profeti.

E poi, ad un certo punto, la magia finisce e tutti vanno via. O forse no. Perché a te sembra, ma non puoi metterci la mano sul fuoco, che tutti vanno via ed è proprio per questo che la magia finisce. E ti resta un viaggio di ritorno mascherato da camera iperbarica dove realtà e realtà – quella che intanto era rimasta ferma lì ad aspettarti- si mischiano. Ti rimane il sorriso stampato in faccia ancora per giorni ma anche una nostalgia che è la prima volta che la senti così.

Tutto questo per salutare le persone che mi hanno fatto compagnia in questo fine settimana. Ho visto gente che già conoscevo e gente che ho riconosciuto ma con cui non sono stata abbastanza socievole. Me ne scuso e dire che è successo perchè sono fatta così non sarebbe una motivazione sufficientemente valida. Posso promettere che mi farò perdonare, questo sì.

Un grazie grande così va a MariledaRobertoDaniaDadevotiFabrizioTeiluj.

Un pensiero particolare, il più grande e colorato, va ad AzaelKhenzoClockwise che, in un modo o nell’altro, hanno reso questo fine settimana degno di essere consumato a morsi grandi, veloci ma soprattutto irrispettosi nei confronti di tutto il resto.

Il titolo è una creazione del grande poeta. Lui sicuramente voleva dire una cosa diversa, mi perdonerà se gliel’ho rubata e fatta mia (spero)

Vanità (2)

(sì, per la cronaca ci sarà anche un 3, quindi tenetevi pronti)

Io e il signor PocaCola stamattina abbiamo fatto un salto in un posticino molto accogliente, così… giusto per fare due chiacchiere

Di noi si scrive:

Lei si è fatta intervistare da lui, qualche tempo fa. E quindi quale migliore occasione di mettere sullo stesso piano intervistata ed intervistatore? Da quest’idea è nata l’intervista a SimplyGiulia (nel seguito S) ePocacola (contrassegnato con la P) che ti propongo qui di seguito. Giusto per fare un po’ di gossip…

Curioso di sapere come continua? Corri di a leggere!

Collettivovoci

La segnalazione di questa settimana è particolare. Fatacarabina, che ha ideato questa cosa fantastica, ne parla così:

L’idea mi è venuta, adesso vediamo se la mettiamo in pratica. Blogger che leggono brani di altri blogger. Condivisione vocale, testi amati, voci, parole…Io ci provo qui. Chi ci sta, si butti…e intoni.

Non metto l’audio ma “Tanto passa” val bene un clic