Le lezioni di vita del maestro scatolone

Mushin

Oggi ho trascorso 15 minuti in compagnia di un maestro di vita: lo scatolone del trasloco (Di che stupirsi? Se un roveto ardente può essere Dio, non vedo perché uno scatolone non possa essere un maestro).

Lo scatolone, dall’alto della sua eminente saggezza, mi ha impartito due profondi insegnamenti di validità esistenziale in soli 15 minuti.

Insegnamento 1

La vita è come uno scatolo: quando le cose non entrano più scopriamo che pressando otteniamo nuovo spazio. Ma non abbiamo aggiunto spazio: lo abbiamo sottratto alle cose che c’erano dentro prima. A volte pensiamo di aver risolto un problema, ma ce ne siamo creati solo uno peggiore.

Insegnamento 2

La vita è come uno scatolo: lo riempi progressivamente e arrivi al punto di non poterlo riempire ulteriormente, iniziando a pensare di avere bisogno di un altro scatolo. In realtà è solo che hai accumulato progressivamente senza logica d’insieme: se svuoti tutto lo scatolo e rimetti dentro la roba, scopri che ricominciando tutto da capo hai la visione d’insieme, e riesci a fare entrare tutto nello stesso spazio, ma più comodamente. A volte per risolvere un’ insoddisfazione cronica, anche se piccola, occorre rimettere mano a tutto, radicalmente, non basta pressare e sistemare le cose in superficie.

Corollario dell’insegnamento 2

Svuotando lo scatolone scopri che a volte il problema sta nel fatto che avevi gestito male l’inserimento delle cose piccole: le cose piccole inserite prima rubano spazio alle grandi che hai scoperto dopo, che quindi non entrano. Se qualcosa di grande ed importante non funziona, spesso è perché abbiamo dato più spazio ad una cosa piccola.

Ringraziando l’illuminato maestro scatolone, accolgo nel mio cuore i semi dei due insegnamenti. Sperando di essere un traslocatore all’altezza di un simile fardello

Tema: “Racconta come hai trascorso il fine settimana”

Io il mio fine settimana lo trascorso a matera e mi sono molto divertita. A me la cosa che mi e piaciuta di più sono state le cene che abbiamo mangiato con i miei nuovi amicetti Elena, Francesca, Caterina e il fidanzatino, Riccardo e Niki, Dania e Daniele, Vincenzo, Antonio. Cerano anche quelli vecchi e cioè: Mirella, Gianni, Angelo, Filippo e Marcello. A, e poi mi sono dimenticata di dire che ho conoscuto Marileda che è troppo fortissima e Maxime che mi ha regalato una desivo troppo fantastico. Poi non mi ricordo quante altre persone ho visto, ne ho forse dimenticato qualcuno, ma loro sono troppo bravi così non si arrabbieranno per gnente. Io spero che Sandro, Clara e Gianfranco chiedono alla loro mamma anche l’hanno prossimo di fare il barcamp, così possiamo giocare di nuovo tutti insieme.

Da qualche parte nel ventunesimo secolo

Posti – 8:49 pm (cioè Francesco)

Ci son dei posti, secondo me, che quando uno ci va e ci rimane un po’ di tempo, poi dopo quando va via ci lascia dei pezzi suoi, in quei posti, e si porta via dei pezzi nuovi che prima non aveva, e anche se poi passa del tempo, quei pezzi nuovi che si è portato via, ogni tanto si fanno sentire, capita che quando hai un momento di difficoltà senti uno di quei pezzi nuovi, che ormai fan parte di te, che ti dice di non preoccuparti, che le cose, alle volte, van guardate con occhi diversi, da quelli che usi di solito.
Perché poi, la cosa strana, gli occhi son sempre i tuoi, puoi avere dei pezzi nuovi, ma gli occhi, quelli, te li porti sempre dietro, e le cose le guardi nel modo in cui sei abituato a guardarle, ci vuole sempre uno di quei pezzi nuovi di cui parlavo prima che ti dice che le cose, alle volte, van guardate con occhi diversi, da quelli che usi di solito.
E a me, questa cosa di portarmi via dei pezzi nuovi anche importanti, più importanti di quelli che mi son portato via da altri posti, è successa in Messico, che saran passati dieci anni, ancora quei pezzi nuovi stan qui, mi dicono delle cose.
Una volta che eravamo in Messico, abbiam chiesto a una persona conosciuta lì dove ci conveniva andare, se al mare o in un altro posto, Magari sai il tempo che fa, al mare, gli abbiam chiesto. Lui ha risposto Cosa chiedi a fare, il tempo che fa, al mare, dipende dalla sorte, il tempo, e anche tutto il resto. Cosa stai a fare qui le previsioni del tempo, vai, e non preoccuparti, diceva.
Allora adesso che io son preoccupato per delle cose che devo fare, c’è questo pezzo che mi son portato dietro che mi dice Cosa stai a fare qui a preoccuparti, è la sorte, vai, e non star qui a preoccuparti.

Tu chiamala se vuoi… rubrica.

Come qualcuno piuttosto sagace ha giustamente notato, in questo posto manca il blogroll. Ovviamente è una scelta voluta, e per svariati motivi. Prima di tutto perchè questo mercato nero, questo baratto, questa compravendita di link che a volte m’è sembrato di scorgere tra vari blogger, non mi è mai piaciuta. In secondo luogo perchè a volte il blogroll non serve proprio a niente. Siate sinceri… quante volte cliccate su uno di quei link? Quante volte non vi scoraggiate davanti ad una lista che contiene più di una decina di nomi?

E così ho deciso… niente blogroll. In compenso, ogni quindici giorni – non per niente ‘sta genialata l’ho chiamata 15 days of fame – incollerò i post dei blogger che preferisco, con tanto di spazio riservato sulla colonna quì a destra.  Che dire? Divertitevi

Non potevo che cominciare con il mio blogger preferito da sempre. Lui si chiama Ionontremo (ma anche Dani) e questa è una delle tante cose che ha scritto

La Normalità E Ciò Che Ne Consegue (Intervento Eterogeneo, Ma Che Vuoi Farci)

Mi venivano in mente vari slanci molto beat, versi scritti in biblioteca, in strada e in autobus come ode a non si sa cosa. Oppure un po’ di sana prosa musicale, da recitare con un po’ di jazz sporco dietro alle spalle e un bicchiere di martini e gli occhi arrossati dal fumo.
Mi venivano tutte queste belle cose in mente e nelle mani, però tutto sommato prima avevo da incazzarmi un po’: basta con questa moderatezza. E non fraintendiamoci: non dico che sono contro alla via di mezzo. Anzi, do un valore alla neutralità. Però basta con questo non volersi mai sbilanciare, il voler piacere a tutti, l’usare parole rotonde e mai spigolose. Un vocabolario ovattato per rispettare tutti e prenderli, allo stesso tempo, pel culo. Finendo poi, per il rischio di sembrare schierati da qualche parte, col vivere di frasi di circostanza. È vero…ma d’altronde…s’andrà avanti…che ci vuoi fare…

Basta con gioie discrete, dolori moderati, barzellette carine, bevande leggermente alcoliche, serate mediamente divertenti, amori tutto sommato sereni…Abbiamo inventato la NORMAlità, e ne abbiamo fatto legge. Chissà come è successo.
Ho paura che chi mi sta intorno, per stare nel mezzo, viva anche a mezzo. Ho paura, ma in fondo non ne sono sicuro. Il giudizio non è un attributo umano. Siamo troppo finiti per contenere tutte le varianti da valutare. Comunque: basta ombrosità e riflessioni aperte che tanto non ho intenzione di chiudere.

C’è da fare un governo, ma lo vogliono fare tecnico, scientifico, solo per la riforma elettorale, istituzionale (ma perché, gli altri non lo sono?). Insomma, un governo più triste del solito.

Io proponevo un governo che comprendesse:
ministero della poesia; ministero della creatività e della fantasia; ministero della condivisione di pensiero (detto anche ministero dei cazzi altrui); ministero per la tutela dei beni irrazionali; ministero per le questioni di cuore; ministero delle cuscinate e delle pistole ad acqua (al posto del ministero della guerra, che ora si chiama della difesa. Ma quel gran profeta di Orwell, ovviamente, già lo sapeva); ministero della melodia; ministero dei rapporti con le altre forme di vita; ministero della sera del dì di festa; ministero per la bellezza in senso lato; ministero della Verità.

Non ci ho pensato troppo però: c’è da valutare chi può fare cosa, chi il presidente del consiglio, chi alla camera, chi al senato. Insomma, ai ruoli c’ho pensato poco. Se avete proposte, o se vi volete proporre…
(ho bisogno a volte di staccarmi dal mondo dei giornali, dei fatti, degli scandali e degli schifi: questo è ormai divenuto il luogo del ritorno all’irrazionale)
Che si intende, se ne potrebbe fare anche una questione logico-filosofica, l’irrazionale è superiore al razionale. L’irrazionale lo contiene, il razionale. Ed è da lì (nella follia innocua, non nel voler sembrare pazzi o strani per guadagnarsi luce) che dall’essere finiti e conclusi… ci sconfiniamo.

E allora ti trovi in collina col cielo stellato e ti domandi perché sono qui, ti rendi conto che non hai risposta, ed è allora che godi come un pazzo, ti riconosci uomo, senti che hai tante buone ragioni per essere felice, alcune sfide grosse da vincere, ma tutto sommato sono momenti in cui tremi e ti viene la pelle d’oca perché pare che la vita ci tenga ad avvisarti: non puoi contenere tutto, tutto non ci sta: ma questo te lo puoi permettere: bellezza e verità.
(poi si ritorna bassi bassi e cazzoni e rock come al solito, a feste di improvvisazione musicale, poghi fiacchi, tante birre fresche e altrettante pisciate.)

Le solite novità, le nuove consuetudini.
Mica si ha la chiave per tutto, quaggiù. Un po’ per volta, che diamine.

Questa è la fine di un post – dopo la monotematicità degli scorsi – molto vario e vago. Ma giuro che se uno di questi giorni mi viene voglia, butto giù qualcosa di veramente beat.

Byebye

(piove ancora)