… ciak e cicatrice sia…

Bomoll

L’attacco l’anima al muro, ok,
ma che sia in bianco e nero.
Affondo il cuore in un budello di vincoli, ok,
mi sta pure bene,
non sono solita sputare nei piatti dove mangio.
Sì, ce lo mischio, il sangue con il vomito, sempre roba mia è.
E se si rompe la sottile pelle che separa i due modi di vedere le cose?
amen, cicatrice sia, tanto ormai so che tutto si recupera.
E’ solo questione di tempo.
Aspetterò il meglio del meglio,
sospendo per ora le aspettative,
mi dedico al dòmino del destino.
Cadono una ad una le volontà, ma anche le sofferenze.
Mi sono stancata della coerenza dell’ombra,
son buoni tutti a sputtanare mentre rimangono nascosti nel buio.
Vigliacca proprio no,
piuttosto mi aggrappo ad un’inquadratura più stretta, anche se di poco.
Per me che domenica capita solo una volta al mese,
ma la ritengo una fortuna,
perchè per certi mai.

Cose di felicità

Anno 413 A.C. Il posto è un’isola, si chiamava Eudaimonìa anche se non tutti ci credono. Qualcuno vocifera che in realtà fosse Tenerife ma, per dovere di cronaca, dobbiamo sottolineare che non ci sono prove certe che confermino questa teoria. Abbiamo invece testimonianze dirette del fatto che è un posto magico. Ma non sempre. Ci sono dei giorni, due o tre al massimo, in cui tutto intorno cresce come una bolla grandissima e trasparente che non lascia passare le cose brutte. I temporali e il vento sì, c’è da dirlo, ma chi c’è stato non ha dubbi. E’ un posto protetto, un porto franco, una piazza circondata da pareti di pan di spagna al rum dove i visitatori, gli heytu!, si mischiano, si contaminano, si scambiano abbracci e baci e mani e apprezzamenti e caffè  e bicchieri e messaggi e sguardi e carezze e corpi. E tu non riconosci più chi è il vero spacciatore e chi il cliente. Chi è che prende, chi invece dà. A fine serata o di prima mattina cadono stanchi o assonnati su palme colorate e imbottite, e lì rimangono tra click e flash, tra birra e chiacchiere, tra sonno e veglia, aspettando non si sa bene cosa, magari il prossimo ballo, il prossimo piatto di cui lamentarsi o semplicemente, forse, il prossimo sorriso. Altre volte vagano, camminano, migrano, a voce alta o silenziosi, in posti in cui c’è gente che parla, insegna. Profeti in un tempo i cui i profeti non esistono più. Profeti in un tempo in cui tutti sono profeti.

E poi, ad un certo punto, la magia finisce e tutti vanno via. O forse no. Perché a te sembra, ma non puoi metterci la mano sul fuoco, che tutti vanno via ed è proprio per questo che la magia finisce. E ti resta un viaggio di ritorno mascherato da camera iperbarica dove realtà e realtà – quella che intanto era rimasta ferma lì ad aspettarti- si mischiano. Ti rimane il sorriso stampato in faccia ancora per giorni ma anche una nostalgia che è la prima volta che la senti così.

Tutto questo per salutare le persone che mi hanno fatto compagnia in questo fine settimana. Ho visto gente che già conoscevo e gente che ho riconosciuto ma con cui non sono stata abbastanza socievole. Me ne scuso e dire che è successo perchè sono fatta così non sarebbe una motivazione sufficientemente valida. Posso promettere che mi farò perdonare, questo sì.

Un grazie grande così va a MariledaRobertoDaniaDadevotiFabrizioTeiluj.

Un pensiero particolare, il più grande e colorato, va ad AzaelKhenzoClockwise che, in un modo o nell’altro, hanno reso questo fine settimana degno di essere consumato a morsi grandi, veloci ma soprattutto irrispettosi nei confronti di tutto il resto.

Il titolo è una creazione del grande poeta. Lui sicuramente voleva dire una cosa diversa, mi perdonerà se gliel’ho rubata e fatta mia (spero)

Vanità (2)

(sì, per la cronaca ci sarà anche un 3, quindi tenetevi pronti)

Io e il signor PocaCola stamattina abbiamo fatto un salto in un posticino molto accogliente, così… giusto per fare due chiacchiere

Di noi si scrive:

Lei si è fatta intervistare da lui, qualche tempo fa. E quindi quale migliore occasione di mettere sullo stesso piano intervistata ed intervistatore? Da quest’idea è nata l’intervista a SimplyGiulia (nel seguito S) ePocacola (contrassegnato con la P) che ti propongo qui di seguito. Giusto per fare un po’ di gossip…

Curioso di sapere come continua? Corri di a leggere!

Collettivovoci

La segnalazione di questa settimana è particolare. Fatacarabina, che ha ideato questa cosa fantastica, ne parla così:

L’idea mi è venuta, adesso vediamo se la mettiamo in pratica. Blogger che leggono brani di altri blogger. Condivisione vocale, testi amati, voci, parole…Io ci provo qui. Chi ci sta, si butti…e intoni.

Non metto l’audio ma “Tanto passa” val bene un clic

Condivisioni

Da una nota di Giovanna su Facebook. La riporto perchè, come Giovanni, la sento mia:

non chiedetemi di scegliere, né di riflettere per l’ennesima volta sulle differenze nord-sud, sui costi-opportunità del vivere qui o lì, su dove scommettere e sacrificare, su dove aggiungere e cosa togliere. se “tutto il mondo è paese”,o se la questione meridionale sia ancora in piedi, come cinquant’anni fa, a guerre finite. ho poche certezze: vivo lontana dalla basilicata da 11 anni, per una scelta che nel tempo diventa via via più ragionata, consapevole, con tutti i suoi pro e i contro. anni di studio, incontri straordinari e mediocri, amori (possibili e non), distanze, nostalgie e piccoli successi che mi hanno spinta sempre un po’più in là. cerco di non sedermi, non sentirmi mai arrivata da nessuna parte, davanti a nessuna scrivania, davanti a nessun nuovo capo. questa ostinata ambizione mel’ha trasmessa la mia terra, ormai lo so. e se potessi scegliere se vivere qui o a mille chilometri di distanza, non so ancora cosa sceglierei. ho forse superato il senso di colpa di chi parte e si sente traditore. trovo legittimo andare a prendersi ciò che manca anche lontano, se necessario. amo pensare che il mio “orgoglio lucano” stia nel rimanere fedele a me stessa, ai valori con cui mi hanno educata e a tutto quello che ho respirato sin da bambina. la lealtà, il senso del dovere dei miei genitori, l’onestà intellettuale come guida, regalo di alcuni, rarissimi, insegnanti, la gratuità, l’essere ben disposti verso il prossimo. valori. che mi fanno sentire fedele a me stessa se in un gruppo di persone rimango quello che sono, anche se potrei essere percepita ingenua, o molto vicina allo stereotipo di donna cresciuta in provincia e partita in cerca di fortuna, invece che a quello di donna in carriera. partire anche per imparare ad andare oltre quello che pensa la gente, rompere gli schemi, sentirsi vivi, col proprio bagaglio di ricordi, tradizioni, amici d’infanzia che stanno lì e ti rassicurano, ti sostengono, anche solo nel ricordo di una foto sulla spiaggia a vent’anni. ma tu, insieme a un po’ di solitudine che ti fa guardare dentro e ti insegna a capire chi sei, cosa togliere e cosa tenere, dove andare.
tornare: quando il calendario dice che è tempo, e in effetti quando il cuore sente che è ora. trovare i genitori che invecchiano e sentirsi di nuovo egoisti, irriconoscenti. e dall’altra parte indipendenti, liberi. non mi piace inveire contro la classe dirigente, obsoleta, ignorante. mi disgusta il pensiero comune che sia sempre colpa degli altri se le cose non vanno, se la gente fa la valigia. “qui non c’è niente”, ma anche “a lavorare al nord per 1200 euro non ci vado” (troppo duro stirarsi la camicia da soli e vivere senza troppi egi). allora? allora credo fermamente che non è vero che solo i migliori se ne vanno; molti restano, divincolandosi tra clientelismi, giochi sporchi della politica e dando vita a cosa belle, che non esistevano. rimanendo con le radici ben salde. allora è possibile, eccome. ha un prezzo alto da pagare.
so solo che il sud è una nostalgia dell’anima che non ti abbandona mai, che sa riconciliarti col mondo e allo stesso tempo metterti davanti a tutte le miserie, le meschinità e l’ignoranza di cui l’uomo è capace. da donna, aggiungo, è capace di farti sentire allo stesso tempo madonna e sgualdrina, appendice di uomini che ti vorrebbero inchiodata al ruolo di moglie: poche possibilità di scegliere, mediare, condividere le incombenze della famiglia e dei figli. eppure.
di così tanto mondo, il sud rimane l’unico posto in cui, periodicamente, ritorno, con la speranza di dare qualcosa e la certezza di prendere, sempre.