Appunti di storia

Di quello di cui sto per parlarvi sono molto orgogliosa.

E’ un progetto che ho in mente da tanto, troppo tempo. Non mi convinceva l’idea, l’impostazione da dare, come e quanto approfondire, come raggiungere il maggior numero di persone senza scendere in discorsi troppo elementari e poi il nome e poi la grafica e poi i tag e poi come organizzare le categorie e poi come permettere una ricerca efficace e veloce…

Insomma, ormai anche i meno perspicaci avranno capito che sto parlando di un nuovo blog. Si chiama “Appunti di storia” e raccoglie la mia passione per gli avvenimenti che hanno avuto luogo, più o meno, nel secolo in cui sono nata.

C’è da dire che non è proprio proprio finito, ci sono ancora molte cose da sistemare, ma Gigi mi ha ricordato qualcosa a cui quest’anno non avevo pensato. E ho deciso che il mio nuovo blog poteva partire proprio da lì, da una lettera di Aldo Moro scritta durante i giorni del suo sequestro, e così è stato.

E’ un progetto in cui ripongo profonda fiducia, in cui spero di mettere tutte le energie possibili, che spero di veder crescere. Ci tengo tanto. Davvero. La cosa che più di tutte mi ha reso orgogliosa è stato metterlo su da sola, con le mie manine. Devo dire grazie alla guida di Andrea che pur non essendo recente è ancora utilissima. E devo ringraziarlo anche di avermi fatto, come dice lui, da paracadute tutte le volte che ho messo mani sul blog creando casini. E un ringraziamento va ad Andreas per lo stesso motivo e per esser stato bravo a non dire parolacce quando invece le meritavo.

Gli ultimi “grazie” vanno a Novecento e a Maury per aver discusso con me, passeggiando lungo la costa adriatica, sui massimi sistemi dei blog.

Come il niente e il nulla

Angolo bianco

Esiste uno stato dell’animo poco descritto dalle parole, forse perché non consente né facili giudizi né immediate similitudini. Forse non ha nemmeno un nome, ma viene disegnato con un pugno di aggettivi che cambiano di situazione in situazione, come se fosse l’appunto a matita di un ritratto. E’ diverso dalla gioia che fa ballare con gesti imbarazzanti anche il più posato teorico e non c’entra molto con la malinconia che avvelena tutti i minuti di un giorno. E’ più simile all’anestesia dei dentisti, che lascia lucidi ed insensibili per un poco. Ti permette di vedere la vita scorrere come dietro ad un vetro, senza il bisogno di sentirne il suo alito su di te. E’ un sentimento che fa volare il tempo, che non mette ipoteche sul futuro prossimo e non ti martella con l’immagine passata. Deve essere lo stato di chi seziona un cadavere, di chi cancella una città da una cartina, da chi guarda una foresta bruciare e pensa all’azoto del terreno. E’ una sensazione quasi innaturale, ma non è brutto viverla, il peggio è sapere che è temporanea.

Commenti

Qui

l’amore è desiderio e passione. è anche questo e infinite altre cose, ognuno le proprie.
non possesso né amicizia. altro.
l’amore chiede e ascolta, vuole e non pretende, scotta le dita se non può toccare con mano. l’amore è sempre urgente anche quando deve aspettare. pretende e perdona. perché l’amore si sa vergognare di sé, non si nasconde ma si può defilare come una rivista esposta in una vetrina laterale di un’edicola. certa che un occhio sincero la sappia corrispondere.
amore è voglia di scrivere e parlare, sentire e avvicinare. correre e non sai dove. voglia di ridere, ma ridere in due. e tutto il resto pure.
è il rumore di specchi infranti che non puoi più ricomporre.
perché l’amore è tale che dopo non sai se puoi più amare.

Lo sconosciuto

Searching for more

Lo sconosciuto era arrivato a metà settimana, o a fine mese, che importa.
Si era accomodato su uno sgabello traballante riservato a qualcun altro, ti aveva sorriso da dietro la schiuma di una birra, e in poco tempo erano giunte le stelle.
Lo sconosciuto ti conosceva da sempre, doveva essere così. I gesti, i giorni, le gioie.
Quando incontri qualcuno con cui ridere mentre piangi capisci che la magia vive in ogni affetto. Quando incontri qualcuno che ti combacia capisci che stai facendo bene a fidarti, ad affidarti. Che non ti ferirà, non ti tradirà, questa volta no, non accadrà.
Lo sconosciuto ti combaciava.
Fino a che un giorno ti sei alzato un po’ troppo tardi, sei inciampato in qualcosa che non hai capito, hai domandato senza ricevere risposta. Avresti voluto del tempo per parlare, avresti voluto frantumare ogni scoglio, avresti voluto ricordare com’era facile risolvere e dare coraggio.
Avresti voluto, santoddio, avresti voluto perchè volere è l’anima della vita, perchè i desideri disegnano il percorso ma sono le persone a cui ti affidi ad essere il foglio su cui scrivere.
Eppure in poche ore la magia è diventata polline disperso, fondo di bottiglia, mozzicone calpestato. Erano bastate poche ore e all’improvviso non c’era più condivisione, non c’era più rispetto, non c’era più nemmeno mezzora di vita insieme.
Ed è lì che hai capito.
Lo sconosciuto non è colui che non conosci: quello è l’inesplorato.
Lo sconosciuto è colui che non riconosci più.

(“…Voltati dall’altra parte, tesoro. Chi ti calpesta lo fa solo perchè ti teme.“)