Come gatti allo specchio

GattoImmaginate cosa succede quando si mette per la prima volta un gatto davanti allo specchio: prima guarda il suo riflesso con sospetto, non appena si muove si spaventa, cerca di difendersi, attacca.

Ecco, io penso che di fronte alla vita che ci scorre davanti siamo un po’ come quel gatto davanti allo specchio. Crediamo di vedere artigli, code gonfie e schiene dritte, quando invece siamo noi quelli sulla difensiva.

Siamo chiusi in una stanza fissando un’immagine che non riconosciamo e rispondiamo con aggressività ad un aggressività che in realtà è solo nostra.

Siamo troppo occupati ad attaccare una figura immaginaria e fasulla e non ci rendiamo  conto che la realtà, meravigliosa, è appena fuori dalla porta.

Lunes de Post-Revolución

Ho conosciuto Laura un po’ di tempo fa a Modena, l’ho poi rivista in occasione della GGD8 Bologna il cui argomento era la paura della rete.

In entrambe le occasioni Laura ha mostrato un video. E’ un’intervista a due persone che raccontano il sacrificio e la fatiche che bisogna fare per essere blogger a Cuba, per esprimere le proprie idee, per parlare dei propri interessi, per postare le proprie immagini. Molti di voi sanno già chi è Yoani Sanchez: il suo blog, Generacion Y, viene periodicamente tradotto in italiano e pubblicato sul La Stampa.

Laura è stata a Cuba per incontrare Yoani e proprio in questa occasione è riuscita a parlare con Claudia Cadelo e con Orlando Luis Pardo Lazo, autore del blog Lunes de Post-Revolución, che Laura traduce in italiano con l’aiuto di Giordano Lupi.

Ogni giorno diamo per scontata la possibilità di dire le cose che vogliamo, accendiamo un computer e l’unica fatica, l’unico sforzo che dobbiamo fare è digitare i nostri pensieri sulla tastiera. Non siamo chiamati a pagare per le nostre idee, non siamo minacciati da nessuno a causa delle nostre opinioni. Scriviamo. Come se fosse la cosa più naturale di questo mondo.

Non lo è per tutti.

Vi lascio qui sotto i video dell’intervista perchè non si può chiudere gli occchi. Non si può non vedere.

L’immagine è di Orlando Luis Pardo Lazo ed è stata pubblicata sul suo blog, Boring Home Utopics

25 aprile tutti i giorni

C’è una cosa che ho fatto, qualche volta, ma che non ho mai raccontato qui sopra: ho letto dei racconti sui partigiani. Questi racconti sono tratti dall’ebook “Schegge di liberazione” nato da un’idea del Many, che è scaricabile gratuitamente (l’ebook, non il Many).

Insomma succede questo: tutte le volte che il tour di schegge di liberazione – altrimenti detto “nuova gita delle medie” – passa da Bologna, io prendo su e vado a leggere dei racconti per le persone che vengono ad ascoltare.

Mercoledì ho letto:

Eraclio – di Massimo Santamicone “Azael

A parte il fatto che non dovete crederci per forza, io vi dico solo che questa cosa qua è successa, forse decine di anni fa, e ora io ho trovato occasione di dirvela. Io non sono uno che crede alle cose. Però quando ho trovato quel foglietto giallo, lì dalle parti di San Michele, ho pensato che magari a qualcuno poteva interessare, anche se ormai di parenti ce ne saranno pochi da cercare. Poi da qui non saprei nemmeno che corriera prendere, e poi io che cosa potrei dire. Ma magari voi che avete studiato, Continua a leggere

Racconti eccellenti

Cadaveri eccellenti” è un gioco collettivo che consiste nel creare un testo o un’immagine con la condizione particolare, però, che ogni partecipante ignori il contributo degli altri. Il nome del gioco deriva dalla prima frase creata in questo modo: “le cadavre exquis boira du nouveau vin” (”Il cadavere eccellente berrà il vino novello”)

Il brano che segue è formato da quattro dei racconti difficili scritti da Azael e scelti grazie all’indispensabile contributo del tastino random:

La sera che vide passare il tempo era una sera fredda e immobile. Il tempo passa solo sulle cose ferme, pensò, e alzò il culo dallo sgabello per pagare il vino andato. Occhi, sguardo di rami secchi. “Oggi mio figlio avrebbe avuto la mia età”.  Scappò fortissimo, con il cuore a tracolla, e si accasciò sotto all’ombra umida di una quercia antica, ansimò, svenne.  Spuntò a fatica dalla terra di cemento, bagnato come un marciapiede. Agitò le braccia e la polvere nell’aria. Sono friabile – urlò – non costruite case su di me.”