A Berlino

– tre giorni sono pochi, ma davvero pochi;

– la metro funziona per tutta la notte. Ed è una cosa fantastica se la sai usare, la metro;

– il caffè scotta e fa schifo. Se lo fai raffreddare non scotta più. In compenso fa ancora più schifo;

– quando la gente ti si presenta non ti dà la mano, ma ti abbraccia e ti bacia;

– non esiste il senso di colpa, mi dicono;

– pensavi di aver bevuto birra, prima. Ti sbagliavi;

– la gente parla spagnolo, i tassisti sono turchi, simpatici e ti invitano alle loro feste di compleanno;

– le signore in metro cantano “Pensame… Pensame Mucho” e “Dimmi quando tornerai…”;

– la cucina tradizionale tedesca la trovi solo nei mercatini di Natale;

– una bottiglia d’acqua costa esattamente quanto una bottiglia di birra;

– ci sono dei locali fighissimi, con musica bellissima e che ti insegnano che la zuppa rende forti;

– i nomi delle strade sono sempre nel lato opposto a quello in cui sei tu;

– alcuni giorni c’è il sole, persino.

A me Berlino ha insegnato che non sono abbastanza coraggiosa. Ci sarei rimasta, altrimenti.

Déjà vu

E’ che ci sono volte che mi sento come una bambina che cammina per la prima volta. Oggi è un giorno di quelli. Non posso guardarmi allo specchio ma, se potessi farlo, so che sulla mia faccia ci vedrei un sorriso soddisfatto e gli occhi scintillanti. Ci vedrei un briciolo di sorpresa anche. Un po’ non pensavo di essere in grado di fare questa cosa qui.

Quando volo scelgo sempre il posto accanto al finestrino. Guardo fuori e proprio adesso sotto i miei piedi ci sono le luci di Berlino. Sembra immensa ed essere qui da sola un po’ mi fa paura.

Ok. Respiro profondo. Vado