Mantova

Mantova è un signore con i capelli e i baffi bianchissimi che saltella nelle pozzanghere con un ombrello in mano e che, sorridendo con occhi di bimbo la  mattina di Natale, ti guarda e ti dice: “Piove!”.

Mantova è una poesia letta al tavolino di un bar:

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale 
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. 
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. 
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono 
le coincidenze, le prenotazioni, 
le trappole, gli scorni di chi crede 
che la realtà sia quella che si vede
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più. 
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due 
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, 
erano le tue.


Posted in Città, SimplyTg | Tagged | 1 Comment

Memorandum

E un giorno ti ritrovi con un telefono in mano e una notizia troppo faticosa da accettare.

E un giorno ti ritrovi a sentire la paura insinuarsi in tutte le cellule del tuo corpo.

E un giorno ti ritrovi a correre attraverso quei maledetti 700 Km, su un treno troppo lento.

E un giorno ti ritrovi in una corsia d’ospedale ad ascoltare la voce del tuo migliore amico che urla mentre il dottore cerca di rimettergi a posto le ossa.

E un giorno sei lì a guardare il terrore negli occhi grandi e tristi di suo padre e il respiro trattenuto nella bocca spalancata. Incredula.

E un giorno ti senti dire: “Dai, guarda il lato positivo: almeno sono riuscito a farti tornare”.

E un giorno ti ritrovi a pensare che, nonostante tutto, andrà bene.

E un giorno ti ritrovi a prendere, più controvoglia del solito, un treno che ti riporterà sempre troppo lontano da un luogo che consideri, ancora dopo tanti anni, casa tua.

E’ che spesso pensiamo di essere fatti di acciaio, e ci dimentichiamo della carne molliccia e debole che ricopre le nostre ossa. Spesso dimentichiamo che le persone scivolano via. Scivolano via, a volte, che non hai neanche il tempo di accorgertene. Perdere tempo con sciocchezze, con stupidi giochi, con capricci, con sciocchi problemi è un crimine. Un crimine contro gli affetti che ci hanno cresciuto, che ci hanno fatto quello che siamo. Contro gli affetti che ancora ci aspettano. E’ un crimine. E la punizione, insindacabile, è il più profondo rimorso.

Posted in Osservzioni, SimplyTg | Tagged | 5 Comments

Diversamente fisica

Era una serata di maggio, molto calda, come sempre succedeva dalle mie parti.

Io ero molto piccola e mi ricordo che a scuola mi avevano appena spiegato la differenza di peso tra aria calda ed aria fredda. Mio padre, operaio da una vita -come sempre succedeva dalle mie parti- entrò in camera per accendere il ventilatore e io allora lo guardai e, illuminata da un lampo di genio, gli dissi: “Papi, l’aria fresca è più pesante dell’aria calda quindi metti il ventilatore in alto così si sta più freschi”. Lui mi diede retta, come sempre succedeva dalle mie parti, quella sera di un maggio troppo caldo.

La mattina mi svegliai con la tosse. Lui non disse niente, come sempre succedeva dalle mie parti, ma secondo me pensò, per un attimo, che mandarmi a scuola era veramente un grande spreco.

Posted in Parola di marmocchio, SimplyTg | Tagged , | 4 Comments

Io

Quando lavoro devo essere paziente, quando non lavoro sono capricciosa, voglio tutto e subito. Senza se e senza ma.

Quando lavoro devo essere comprensiva. E devo parlare, spiegarmi, fare di tutto per essere capita. Quando non lavoro sono incomprensibile e allo stesso tempo pretendo che la gente sia comprensiva con me.

Quando lavoro devo essere responsabile, devo pesare ogni mio gesto, calcolare i rischi senza margine d’errore. Quando non lavoro sono imprudente, impulsiva, incurante delle conseguenze.

Quando lavoro devo ascoltare, quando non lavoro voglio essere ascoltata.

Quando lavoro devo correggere, quando non lavoro voglio accanto persone che adorino i miei errori.

E’ una faticaccia, lo so, per gli altri. Ma ne vale la pena. Cavolo, se ne vale la pena!

Posted in Osservzioni, SimplyTg | Tagged , | 2 Comments

Strade

Qualche settimana fa ero in treno e nel mio stesso vagone c’erano quattro ragazzi che stavano partendo per una vacanza. Facevano una confusione assurda, si raccontavano di come sarebbe stato bello, delle cose che avrebbero potuto vedere e fare, di quanto si sarebbero divertiti. Io l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era che avrei voluto essere lì, al loro ritorno, per sapere se davvero il loro viaggio era stato così come l’avevano immaginato o se ne erano rimasti delusi.

E’ più o meno la stessa cosa che mi succede l’ultimo giorno di lavoro in una scuola in cui so che non tornerò più.

Oggi ho salutato la classe di P. Lo so che non è corretto, ma lui quest’anno è stato il mio preferito. Non mi capita spesso, di avere un marmocchio che mi piace più degli altri, ma quest’anno si.

P. è un bambino triste, già a sei anni. Inquieto, quasi solo.

Andando via mi sono chiesta se tra qualche anno riuscirà ad avere le attenzioni che desidera, se riuscirà a crescere sereno, felice. Se riuscirà ad essere forte. Se riuscirà a sopravvivere.

Andando via oggi mi sono chiesta se la Vita, invece, riuscirà a vincere con lui. Se lo lascerà così. Triste e infelice.

Andando via, oggi, mi sono detta che la parte peggiore di questo lavoro è dare e non sapere mai se è abbastanza.

Posted in SimplyTg | Tagged , | 7 Comments