Racconti eccellenti

Cadaveri eccellenti” è un gioco collettivo che consiste nel creare un testo o un’immagine con la condizione particolare, però, che ogni partecipante ignori il contributo degli altri. Il nome del gioco deriva dalla prima frase creata in questo modo: “le cadavre exquis boira du nouveau vin” (”Il cadavere eccellente berrà il vino novello”)

Il brano che segue è formato da quattro dei racconti difficili scritti da Azael e scelti grazie all’indispensabile contributo del tastino random:

La sera che vide passare il tempo era una sera fredda e immobile. Il tempo passa solo sulle cose ferme, pensò, e alzò il culo dallo sgabello per pagare il vino andato. Occhi, sguardo di rami secchi. “Oggi mio figlio avrebbe avuto la mia età”.  Scappò fortissimo, con il cuore a tracolla, e si accasciò sotto all’ombra umida di una quercia antica, ansimò, svenne.  Spuntò a fatica dalla terra di cemento, bagnato come un marciapiede. Agitò le braccia e la polvere nell’aria. Sono friabile – urlò – non costruite case su di me.”

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L’allée

Non tocchi la spalla del cavaliere che passa,

si volterebbe,

e sarebbe notte,

una notte senza stelle

né curve, né nubi.

Che ne sarebbe allora

di tutto ciò che fa il cielo

la luna e il suo passaggio,

e il rumore del sole?

Dovreste aspettare che un altro cavaliere

forte come il primo

acconsentisse a passare.

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Esperimenti

Se un albero cade in una foresta in cui non c’è nessuno non fa rumore. Un oggetto guardato da nessuno non ha colore. E allora mi sono chiesta: “Qualcosa a cui non diamo un nome continua ad esistere ancora?”.

Non ti chiamo con il tuo nome, del resto non lo facevo neanche prima; il nomignolo che t’avevo dato mi divertiva troppo.

Non ti chiamo amico, non c’è più tempo per questo, tra noi.

Non ti chiamo amore, resta il mio rimpianto più grande.

Non ti chiamo casa, in un edificio senza tetto non ci si protegge. Ci piove dentro.

Non ti chiamo rifugio, non c’è possibilità di salvezza se si è nella grotta del leone.

Non ti chiamo colpevole, sono troppo grande per credere al lupo cattivo che aspetta di nascosto nel buio di un bosco.

Non ti chiamo speranza, non ti chiamo allegria, non ti chiamo fiducia, non ti chiamo saggezza, non ti chiamo sorpresa, non ti chiamo carezza.

Non ti chiamo, ma tu resti.

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Bambinismi

Diventare grandi… se uno ci riflette un po’ su, si rende conto che è davvero una cosa strana.

Quando sei ancora adolescente, almeno a me è successo così, un giorno decidi di prenderti il tuo spazio. Lasci a casa la tua famiglia, raccogli le tue cose e te ne vai. Nuovi rapporti, nuove esperienze, nuove strade, nuovi respiri. Tutto nuovo, tutto tuo. Tutto costruito con le tue mani. L’aiuto degli altri non ti serve. Tu… tu puoi farcela da sola.

Dopo un po’ di anni succede che, magari dopo un periodo un po’ pesante, dopo delle esperienze che ti hanno provata, ti rendi conto che forse avresti proprio bisogno di un po’ di aiuto. Giusto una mano, niente di più, che ti faccia respirare un attimo e che ti tolga un po’ di peso dalle spalle. Che ti regali un momento per poter, finalmente, respirare.

E capita invece che quella man,o non solo non possa aiutarti, ma abbia lei bisogno del tuo aiuto. Allora sbrighi le tue cose in fretta, e corri. Per dare un attimo di respiro a chi ne ha più bisogno di te.

Insomma, quello che voglio dire è che non c’è più tempo, a volte, per essere bambini. E io, che per anni ho cercato la mia indipendenza, che me la sono persino tatuata sotto la pelle quando l’ho trovata, proprio io certi giorni darei qualsiasi cosa per essere cullata, anche solo per un po’.

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Un altro di tutto

da “La filosofia in quarantadue favole”

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