Diversamente buonanotte

Ieri notte ho dormito con un peluche. Me l’ha messo nel letto mia cugina che ha quattro anni. “Sembra una balena, ma è solo un pesce molto grosso”, m’ha detto.

Diversamente fisica

Era una serata di maggio, molto calda, come sempre succedeva dalle mie parti.

Io ero molto piccola e mi ricordo che a scuola mi avevano appena spiegato la differenza di peso tra aria calda ed aria fredda. Mio padre, operaio da una vita -come sempre succedeva dalle mie parti- entrò in camera per accendere il ventilatore e io allora lo guardai e, illuminata da un lampo di genio, gli dissi: “Papi, l’aria fresca è più pesante dell’aria calda quindi metti il ventilatore in alto così si sta più freschi”. Lui mi diede retta, come sempre succedeva dalle mie parti, quella sera di un maggio troppo caldo.

La mattina mi svegliai con la tosse. Lui non disse niente, come sempre succedeva dalle mie parti, ma secondo me pensò, per un attimo, che mandarmi a scuola era veramente un grande spreco.

1, 2, 3…

Oggi ho dovuto consolare uno dei marmocchi. A dire il vero ero partita con l’idea di sgridarlo perché, ad un certo punto, ha urlato in maniera inumana proprio al centro del corridoio, subito fuori dalla mensa. Dopo aver contato fino a 10 gli ho chiesto perchè l’avesse fatto. Lui mi ha detto: “Pensavo di perdere i miei compagni”. Lì per lì mi è sembrato un po’ strano (sono passati nove mesi dall’inizio dell’anno e queste cose dovrebbero essere più che superate), comunque l’ho preso per mano, davanti alla porta della classe e gli ho detto: “Contiamo i passi fino ad arrivare alla mensa”. C’erano esattamente 30 passi. Con tutta la pazienza che mi era rimasta in corpo gli ho spiegato che 30 passi non sono poi tanti, che basta girare l’angolo e si vede già la porta della classe, che i compagni in così poco spazio non si possono perdere e che non c’era assolutamente nessun bisogno di urlare. Alla fine l’ho convinto.

Ho ripensato a tutto ciò nel pomeriggio e mentre lo spiegavo ad un amico, ho capito. Le persone non sono dei punti di riferimento. Non sono la posta, la strada, una statua… te lo sai che queste cose sono ferme sempre lì. Non ti puoi sbagliare: cento metri a sinistra della chiesa tal dei tali e sei a lavoro. 

Ma le persone no, le persone si muovono. Le persone un attimo ci sono e un attimo dopo no. Andare sempre a sinistra non risolve nulla. E lui, il marmocchio intendo, questa cosa proprio non ci riusciva ad accettarla. Contare i passi sì. La sua classe è a 30 passi dalla mensa, giusto dietro l’angolo. E nella classe ci sono i suoi compagni. Facile! 

Sembra una cosa sciocca, ma pensiamoci… chi non ha mai pensato di non essere all’altezza di qualcuno perchè gli sembrava troppo lontano? Alzi la mano chi non ha mai rinunciato perchè pensava che davanti a se ci fossero mille chilometri, mentre erano solo due passi.

Alzi la mano, per favore, chi non si è mai sentito perso perchè non trovava più i suoi compagni e si è messo ad urlare non sapendo che fare. Eppure bastava contare i passi:

30 passi: facile, mi basta girare l’angolo e ci sono!

125 passi: cavolo è un po’ lontano. Che faccio, corro?

234.403.992 passi: stop. Cambio percorso

Perle di saggezza

Uno dei miei marmocchi (7 anni), guardando un vaso sul davanzale nel quale avevamo piantato dei narcisi:

 Guarda Giulia, nel vaso c’è una nuova pianta. (due secondi di silenzio)

 Quella con i fiori gialli invece è morta.

(ancora silenzio, poi con tutta la naturalezza di questo mondo…)

Lo sai perché? Perché la vita va così