Lungo il cammino

Due estremi ha la strada e a tutte e due qualcuno mi aspetta.

Ci sono dei consigli, delle frasi che ci portiamo dietro sempre e che riappaiono quando più ne abbiamo bisogno. Una delle mie preferite mi è stata detta una sera, da una persona che conoscevo appena, in un dialetto ormai troppo familiare: “t’ha da’ batt u core, uagnè. T’ha da’ sciucà ‘a cart”. All’incirca vuol dire che mi deve battere il cuore, che devo giocarmi la carta. Rischiare.

Ho sempre avuto dei problemi con i bivi. Non riesco mai a lasciarmi alle spalle la strada che non ho preso. Quella possibilità continua a vivere parallelamente alla relatà, ci gioco, la immagino, ne studio gli infiniti momenti che avrebbe potuto offrirmi. A volte la rimpiango, persino.

È che ogni volta che devo fare una scelta tendo a seguire l’istinto, anche quando ho analizzato attentamente la situazione e la ragione mi ha detto che quella non è la scelta giusta.

È che faccio fatica ad arrendermi all’inevitabile, se c’è da tentare il tutto per tutto non mi tiro indietro, mai.

Ma persino adesso che sono a pezzi – adesso che non so neanche come riuscirò a ricucirmi di nuovo – soprattutto adesso so che il percorso che non ho scelto è vuoto. È nella strada che ho imboccato che c’è, per quanto faticosa sia, la vita.

L’ultima lettera

“Crediamo di sapere chi morirà e chi vivrà, chi è un eroe, chi si innamorerà di chi; ma ogni storia – d’amore o di guerra – è la storia del nostro guardare a sinistra quando avremmo dovuto guardare a destra”.

Crediamo di essere più forti. Crediamo di non farci male, questa volta. Crediamo che l’aver sbattuto così forte contro un muro ci abbia fatto imparare qualcosa. Crediamo di essere più saggi. Crediamo di sapere quello che ci aspetta. Crediamo di sapere cosa fare. Crediamo chiuse alcune ferite. Crediamo di proteggerci con il nostro orgoglio, con il nostro non abbassare più la testa. Crediamo di non scendere a compromessi. Crediamo di essere abbastanza bravi da essere in grado di proteggere noi stessi. Crediamo di aver imparato a scegliere di chi fidarci. Crediamo che basti prenderci in giro, che non mostrare le emozioni equivalga a non sentire più dolore.

E invece no.

Definizioni

La cicatrice comunque rivela che la ferita non c’è più e che la pelle è, in un modo o nell’altro, guarita.

È un’altra vita, è vero

Avevo messo così tante paure in valigia che quasi non ci stava più niente. E allora ho fatto come si fa sempre in questi casi: ho tolto il superfluo per metter dentro l’indispensabile.

Ho tolto la paura di non riuscire ad incontrarti e ho messo dentro una birra in compagnia e tante risate.

Ho tolto la paura del tuo sguardo e delle tue parole per farci stare la carne alla brace e un bicchiere di vino in un giorno di sole.

Ho tolto la paura di non essere all’altezza della situazione e ho trovato spazio per infilarci i rapporti che pensavo di aver perso per strada e invece sono lì ad aspettarmi.

Ho tolto la paura di soffrire e sono riuscita ad infilare la consapevolezza che, dovessero esserci anche altre settecentotrentaquattro vite, vorrò trovarti in ognuna di esse.

Sarà un bel viaggio.