Wishlist #2

Se uscissimo insieme potremmo scoprire che non abbiamo niente in comune, che tra noi non funzionerebbe mai.

Magari tu preferisci la montagna al mare, i cani ai gatti, il vino rosso a quello bianco.

O, peggio, sei astemio. Ecco, questo metterebbe decisamente fine al nostro rapporto.

Esci e scopri con me che insieme non stiamo bene.

Sul coraggio

Chiamalo tu e diglielo.

Digli che mi piace davvero, che davvero non pensavo più che qualcuno potesse piacermi così tanto.

Chiamalo tu e diglielo che durante il giorno a volte mi sorprendo a pensarlo.

Chiamalo tu e diglielo che ogni volta che ricordo qualcosa di lui sorrido nell’anima, anche se è una giornata dura e difficile. Chiamalo tu e diglielo mentre io in silenzio ascolto il suo accento che mi piace così tanto.

Vai tu a trovarlo e diglielo.

Vai tu a trovarlo e diglielo che nelle calde sere d’estate lo cerco in un smorfia che tanto assomiglia alla sua, nell’andare di un passante, nelle mani di uno sconosciuto. Vai tu a trovarlo e diglielo che lo cerco anche se so che non potrò trovarlo.

Vai tu a trovarlo e diglielo che io sono giusta per lui, che ci incastriamo alla perfezione.

Vai tu a trovarlo e diglielo che poter passare del tempo insieme sarebbe fantastico. Vai tu a trovarlo e diglielo mentre io, nascosta, lo guardo sorridere.

Prendi tu il mio cuore e daglielo. Io non ne sono capace.

Di viaggi e ricerche

Un giorno aveva perso la felicità

Non sapeva davvero bene com’era successo. S’era svegliata e non c’era più. La felicità, dico.

Aveva provato a cercarla nelle cose che conosceva, nel posto che pensava fosse casa sua. Aveva provato a cercarla nei cassetti -la felicità- e sotto il letto e tra le lettere degli affetti di un tempo e tra i fiori appassiti conservati nelle pagine dei libri. E negli scatoloni.

Quando non l’aveva trovata -la felicità- prima s’era messa un po’ a piangere. Poi, con la determinazione di cui sono capaci solo le persone che non sanno a cosa stanno andando incontro, aveva deciso di andarla a cercare fuori. Nei posti sconosciuti.

Aveva attraversato città immense, cercandola -la felicità- in vicoli che non aveva mai visto prima. Su segnaletiche scritte in lingue che neanche conosceva.

Era entrata in negozi d’alta classe, cercandola -la felicità- in camerini grandi come case, in vestiti da principesse.

Si era mescolata con persone che non aveva mai visto prima e aveva regalato loro del tempo, anche se non gli piacevano davvero, pur di avere sempre posti dove continuare a cercarla, la felicità.

Aveva visto ed era stata in così tanti luoghi che alla fine si era persa lei stessa. Non si conosceva più. In quello stato non sarebbe mai riuscita a trovarla, la felicità.

Quando ho cominciato a scrivere, in questo blog o sui vari foglietti sparsi qua e là, ero alle porte dell’inferno, ma ancora non lo sapevo. Non sapevo che ci sarei entrata, non sapevo di tutto il tempo che avrei impiegato per attraversarlo. Di certo non sapevo se sarei riuscita ad venirne fuori.

E poi, in un giorno un po’ piovoso alle porte dell’estate, mi sono riconosciuta. In un gesto gentile verso un’altra persona, nella voglia di uscire e di ballare, in una risata nata all’improvviso. In un capriccio.

In un giorno un po’ piovoso alle porte dell’estate -in questo giorno un po’ piovoso alle porte dell’estate- ho capito che la felicità è riconoscersi.

Sapersi.

Parole come sassi

“No, non siamo buoni amici.
Non può esistere un mezzo-amore.
Eravamo i più uniti… Per questo, da ora
nel mondo saremo i più estranei.”

Trovata qui