Fantasmi

E chiedimi perdono per come sono, perché è così che mi hai voluto tu”

Mi è capitata sotto gli occhi questa frase l’altro giorno e indovina… indovina a chi ho pensato.

Sono quella che sente delle cose, ma ha imparato a non dirle più così tiene lontana la delusione, scansa le ferite.

Sono quella che è da due settimane che ci pensa a te. Ogni giorno. Sono quella che domani non chiamerà, quella che non farà nulla. Quella che non ci prova più, che non combatte più. Che lascia che sia.

Sono quella che in mezzo alla gente ride, anche se dentro muore.

Sono quella che sembra superficiale, che sembra che non ci tenga, che sembra che non le importi.

Sono quella che fa la dura, sempre. Quella che non si scopre. Quella che non si fa conoscere mai.

Guardami, non vedi che non ci sono più?

Ma voi…

… come fate a sapere dov’è il confine tra l’affannarvi per ottenere quello che volete e il voltare pagina? Come fate a decidere da quale parte stare?

Arredamenti

Ci sono delle cose che sono come un armadio, tipo il primo che hai comprato – quasi a caso – scegliendolo tra  molti. Tipo quello che è in casa tua da così tanto tempo che sembra lì da sempre.

Poi un giorno decidi di rimodernare l’ambiente. Svuoti le stanze e butti via tutto. Guardi la casa vuota.

Il tuo armadio vecchio e pesante non c’è più, ma la sua ombra sul muro sì.

Di treni e stazioni

Che mi capiti spesso di prendere il treno ormai è una cosa nota più o meno a tutti. In quattro anni di viaggi Bologna-Taranto e ritorno – non tralasciando i piccoli viaggetti intermedi – ne ho viste di cose in stazioni o in vagoni. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.

Quello che più mi affascina di tutta questa storia dei treni e delle stazioni è una caratteristica – forse LA caratteristica – che fa di un treno, un treno appunto: il treno viaggia su rotaie.

Sì sì, adesso pensate che è una cosa scontata e che tanto lo sanno tutti, che è un’osservazione così evidente ed ovvia che non c’è neanche bisogno di sottolinearla. Ma ci avete mai pensato voi, alle conseguenze del fatto che il treno viaggi su rotaie?

Viaggiare sulle rotaie non è come correre in auto su una strada.

Prima di tutto non decidi tu quando partire. Un treno quando parte parte, l’unica cosa che puoi fare è decidere di prenderlo. Una volta salita su, poi, non è che a metà strad… ehm… rotaie, puoi decidere di tornare indietro. Il treno non fa inversione ad U. Puoi scendere ad una stazione e poi aspettare un altro treno che ti riporti indietro. Ma se perdi la coincidenza? Se quel treno che deve riportarti indietro non passa?

E’ che il treno è il luogo delle decisioni ragionate, delle opzioni pensate mille volte e delle scelte prese dopo lunghi monologhi interiori e non. Dopo lunghe attese. Dei biglietti fatti con largo anticipo.

Non c’è posto per l’istinto, nei vagoni di un treno.

In treno poi, non puoi decidere con chi viaggiare. A volte lo scompartimento è totalmente vuoto, altre volte ci trovi persone con cui è piacevole chiacchierare, altre volte ancora persone con cui non condivideresti proprio nulla, figuriamoci i pensieri.

Non c’è posto per i sentimenti, nei vagoni di un treno.

Gli affetti te li lasci alle spalle, sui binari della stazione. Li guardi diventare via via più piccoli, sempre troppo velocemente.

E’ che credo che le scelte che facciamo inevitabilmente descrivono ciò che siamo. E io non lo so, se voglio essere una che viaggia sempre in treno.