Per quest’anno…

Lo so che a prima vista può sembrare una cosa sciocca ma per me, giovane ragazza abituata a frequentare la costa ionica, prendere il sole sulle spiagge adriatiche è stato una specie di shock. Ce ne ho messo di tempo, per esempio, per capire che era più opportuno sistemare l’asciugamano parallelamente alla riva; anzi no, ora che ci penso, devo dire che non c’è voluto poi così tanto. In verità mi è bastato, una volta soltanto, tornare a casa abbronzata per metà, quella destra, proprio per essere precisi.

Ma poi… siamo sinceri: certe cose non cambiano, sono le stesse, qualsiasi zona balneare si frequenti. Le persone, per esempio. Appaiono e scompaiono dalle spiagge italiane con una precisione assoluta, si alternano con un rigore quasi svizzero, come se il loro andare e venire fosse regolato da un copione.

Ore 8:00. Sulla spiaggia c’è la coppietta che ha passato la notte lì ed è ancora rinchiusa nel sacco a pelo vicino ad un cumulo di cenere. E poi alcuni vecchietti, sparsi qua e là, che passeggiano silenziosi sul bagnasciuga. Praticamente c’è così tanta pace che ti sembra di essere nella versione in miniatura del paradiso terrestre. Se ti avvicini alla riva, puoi persino scorgere nell’acqua qualche pesce, per di più vivo e nuotante. Di questi tempi non è mica una cosa che capita tutti i giorni! Visto come sono messe le nostre coste, solo un’entità profondamente stupida come l’essere umano, può voler fare il bagno in quell’acqua lì. Se sei sfortunato, e capita, giusto nell’ombrellone a due passi da te c’è la giovane coppia sposata, quella che si alza all’alba per portare al mare il pargolo – o almeno tu immagini che sotto quel cumulo di crema solare ci sia un pargolo – che non fa altro che ripetere, incitato dal parentado, ghe ghe ghe ghe ma ma ma ma ma. Praticamente, una tortura cinese!

Ore 10:00. Finalmente coppia e moccioso vanno a casa. E tu, ingenuo, pensi di aver finalmente ritrovato la pace, quando arriva, inesorabile, la comitiva di bimbiminkia. È in quel preciso istante che ti trasformi in una specie di calamita, di centro gravitazionale per tutta la spiaggia. Se c’è una palla nel giro di un chilometro, e fidati che c’è, puoi star pur certo che ti arriverà addosso ogni tre secondi.

Ore 13:00. I bimbiminkia, non sai come, si sono scaricati e infine spenti (grazie al cielo). È a quest’ora che cominciano a comparire i ragazzi, quelli non più adolescenti ma non ancora adulti, che hanno snobbato chitarre e falò sulla spiaggia, per ammazzarsi di salti e mojito in discoteca. Ci sono quelli che hanno rimorchiato, e da allora non si sono più staccati; li vedi lì, attorcigliati sugli asciugamani, che a questo punto averne uno solo, di asciugamano, sarebbe stata la stessa identica cosa. Chissà che abbronzatura una volta tornati a casa! E poi ci sono quelli che pure hanno rimorchiato, ma si sono lasciati prima dell’alba. Li riconosci subito: sono quelli che fanno finta di niente, ma alla fine si spiano di nascosto. E guai, guai ad incrociare lo sguardo. E se il caso, il capriccioso caso, per sbaglio li fa toccare, si ritirano svelti, fulminei, come se dall’altra parte ci fosse il fuoco. E in effetti… Infine ci sono quelli che non hanno rimorchiato, probabilmente non solo la sera precedente, ma per tutta la vacanza, e sono lì, imperterriti, a cercare ancora un altro appuntamento, che magari proprio quella sera lì sarà la volta buona

Alla fine che tu sia pargolo, vecchietto o ragazzo, quello che conta è che la sera ritorni a casa con la sabbia nelle scarpe, la salsedine nei capelli e, magari, un paio di conchiglie.