25 aprile tutti i giorni

C’è una cosa che ho fatto, qualche volta, ma che non ho mai raccontato qui sopra: ho letto dei racconti sui partigiani. Questi racconti sono tratti dall’ebook “Schegge di liberazione” nato da un’idea del Many, che è scaricabile gratuitamente (l’ebook, non il Many).

Insomma succede questo: tutte le volte che il tour di schegge di liberazione – altrimenti detto “nuova gita delle medie” – passa da Bologna, io prendo su e vado a leggere dei racconti per le persone che vengono ad ascoltare.

Mercoledì ho letto:

Eraclio – di Massimo Santamicone “Azael

A parte il fatto che non dovete crederci per forza, io vi dico solo che questa cosa qua è successa, forse decine di anni fa, e ora io ho trovato occasione di dirvela. Io non sono uno che crede alle cose. Però quando ho trovato quel foglietto giallo, lì dalle parti di San Michele, ho pensato che magari a qualcuno poteva interessare, anche se ormai di parenti ce ne saranno pochi da cercare. Poi da qui non saprei nemmeno che corriera prendere, e poi io che cosa potrei dire. Ma magari voi che avete studiato, Continua a leggere

Di Storia e di storie

Un po’ di tempo fa qualcuno mi ha contattato e mi ha detto: “Hey, ti spedisco un libro, ti va di spiarlo in anteprima?”.

“La notte ha cambiato rumore” è il romanzo che mi ha fatto compagnia nei caldi pomeriggi d’estate. Pubblicato da Mondadori e nelle librerie dal 14 settembre, è la prima opera di Maria Dueñas, docente di filologia e letteratura inglese. L’impostazione accademica dell’autrice emerge già nelle prime pagine del libro dove il racconto, cucito sul personaggio di Sira Quiroga, si intreccia con dettagli e avvenimenti di natura propriamente storica. Sono infatti le due guerre mondiali a racchiudere la metamorfosi rapida e a tratti inverosimile della protagonista che, da insicura apprendista in un piccolo atelier di Madrid e passando attraverso improbabili avventure in terra d’Africa, si trasforma in figura misteriosa e ambigua, padrona del proprio destino.

“Frenesia” è la parola che descrive appieno la sensazione che ho provato leggendo il romanzo. Frenesia nello scoprire cosa succede dopo, frenesia nel sapere come va a finire, frenesia di arrivare all’ultima pagina. Gran parte di questa sensazione è legata allo stile leggero dell’autrice; alla velocità con cui scorrono, pagina dopo pagina, le parole; alla scrittura semplice e poco ricercata; alle frasi che non offrono particolari spunti di riflessione.

La stessa quarta di copertina definisce l’opera un “moderno feuilleton”, ossia uno di quei romanzi d’appendice pubblicati, nei primi anni del ‘900, sui quotidiani popolari.

Non posso non essere d’accordo.

Case

“Mi riempii il bicchiere e uscii sulla veranda, mi sedetti sulla sedia a dondolo cigolante e accesi una sigaretta. Rapidamente fece buio. In fondo alla strada una madre uscì su una veranda e chiamò i figli per la cena. Il lampione all’angolo della strada si illuminò e un vecchio cane vi trotterellò sotto, avviandosi verso casa. Gli occhi bianchi dei televisori brillavano attraverso le finestre dall’altro lato della via, sugli schermi cowboy al galoppo, sparatorie che riecheggiavano nel crepuscolo di San Elmo. Una città abbandonata. Tutte le città della valle erano così, desolate, misteriosamente improbabili, delle enclave di esistenza umana, un popolo di romiti al di qua di brevi recinzioni e incosistenti muri e stucco, barricati contro l’oscurità, in attesa. Mi dondolai avanti e indietro e sentii una pena filtrarmi nelle ossa: mi faceva pena quella solitudine nella casa di mia madre e mio padre, di quei due anziani in attesa, a scandire il passare del tempo.”

John Fante, “La confraternita dell’uva”

L’allée

Non tocchi la spalla del cavaliere che passa,

si volterebbe,

e sarebbe notte,

una notte senza stelle

né curve, né nubi.

Che ne sarebbe allora

di tutto ciò che fa il cielo

la luna e il suo passaggio,

e il rumore del sole?

Dovreste aspettare che un altro cavaliere

forte come il primo

acconsentisse a passare.