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	<title>simplygiulia &#187; Città</title>
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		<title>Mantova</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 12:21:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mantova è un signore con i capelli e i baffi bianchissimi che saltella nelle pozzanghere con un ombrello in mano e che, sorridendo con occhi di bimbo la  mattina di Natale, ti guarda e ti dice: &#8220;Piove!&#8221;. Mantova è una poesia letta al tavolino di un bar: Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mantova è un signore con i capelli e i baffi bianchissimi che saltella nelle pozzanghere con un ombrello in mano e che, sorridendo con occhi di bimbo la  mattina di Natale, ti guarda e ti dice: &#8220;Piove!&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Mantova è una poesia letta al tavolino di un bar:</p>
<blockquote><p><em style="padding: 0px; margin: 0px;">Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale <br style="padding: 0px; margin: 0px;" />e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. <br style="padding: 0px; margin: 0px;" />Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. <br style="padding: 0px; margin: 0px;" />Il mio dura tuttora, né più mi occorrono <br style="padding: 0px; margin: 0px;" />le coincidenze, le prenotazioni, <br style="padding: 0px; margin: 0px;" />le trappole, gli scorni di chi crede <br style="padding: 0px; margin: 0px;" />che la realtà sia quella che si vede<br style="padding: 0px; margin: 0px;" />Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più. <br style="padding: 0px; margin: 0px;" />Con te le ho scese perché sapevo che di noi due <br style="padding: 0px; margin: 0px;" />le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, <br style="padding: 0px; margin: 0px;" />erano le tue. </em></p>
<p><em style="padding: 0px; margin: 0px;"><br />
</em></p></blockquote>
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		<title>Viaggi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 00:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>
		<category><![CDATA[Osservzioni]]></category>
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		<description><![CDATA[E poi un giorno torni. Magari è un giorno di dicembre o un giorno vicino alla Pasqua. E tu prendi la tua valigia e parti. Non importa quale mezzo usi, non importa se sorvoli tutta l&#8217;Italia in mezz&#8217;ora o se dici parolacce in silenzio in un vagone sempre troppo affollato e sporco. Tutte le volte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E poi un giorno torni. Magari è un giorno di dicembre o un giorno vicino alla Pasqua. E tu prendi la tua valigia e parti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non importa quale mezzo usi, non importa se sorvoli tutta l&#8217;Italia in mezz&#8217;ora o se dici parolacce in silenzio in un vagone sempre troppo affollato e sporco. Tutte le volte, sempre, è come viaggiare indietro nel tempo perchè il posto che ti ha visto crescere non corre avanti frettoloso e frenetico come invece fai tu. Lui passeggia. Sereno, lento, tranquillo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lì il resto del mondo entra, quasi ovattato, a piccole dosi e rigorosamente da una delle tre reti Rai.</p>
<p style="text-align: justify;">Lì ti ritrovi a casa della tua amica di sempre. C&#8217;è qualche muro in meno, è vero, ma l&#8217;odore&#8230; l&#8217;odore è lo stesso, anche se sono passati anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Lì le mani di tuo padre sono sempre dure anche se quella fabbrica non lo ingoia più, giorno dopo giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Lì la vicina che vedi una volta all&#8217;anno, ha il tempo di portarti un pezzo di dolce. Proprio a te,  se lo ricorda che ti piace tanto.</p>
<p style="text-align: justify;">Lì guardi fuori dalla finestra e vedi e senti le stesse cose che vedevi e sentivi quando avevi 5 anni. L&#8217;unica cosa che manca solo le ginocchia sbucciate.</p>
<p style="text-align: justify;">Lì magari spuntano strade nuove, ma i racconti sono sempre gli stessi: i dieci anni di tua madre passati in collegio, tuo zio morto in Germania anni prima che tu nascessi e che non ha mai avuto giustizia, la miseria che non lascia scampo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lì il tuo cuore prende il ritmo di tutto il resto. E quando vai via ricominciare stanca sempre un po&#8217; di più.</p>
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		<title>A Berlino</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 10:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>
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		<category><![CDATA[Berlino]]></category>

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		<description><![CDATA[- tre giorni sono pochi, ma davvero pochi; - la metro funziona per tutta la notte. Ed è una cosa fantastica se la sai usare, la metro; - il caffè scotta e fa schifo. Se lo fai raffreddare non scotta più. In compenso fa ancora più schifo; - quando la gente ti si presenta non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- tre giorni sono pochi, ma davvero pochi;</p>
<p>- la metro funziona per tutta la notte. Ed è una cosa fantastica se la sai usare, la metro;</p>
<p>- il caffè scotta e fa schifo. Se lo fai raffreddare non scotta più. In compenso fa ancora più schifo;</p>
<p>- quando la gente ti si presenta non ti dà la mano, ma ti abbraccia e ti bacia;</p>
<p>- non esiste il senso di colpa, mi dicono;</p>
<p>- pensavi di aver bevuto birra, prima. Ti sbagliavi;</p>
<p>- la gente parla spagnolo, i tassisti sono turchi, simpatici e ti invitano alle loro feste di compleanno;</p>
<p>- le signore in metro cantano &#8220;Pensame&#8230; Pensame Mucho&#8221; e &#8220;Dimmi quando tornerai&#8230;&#8221;;</p>
<p>- la cucina tradizionale tedesca la trovi solo nei mercatini di Natale;</p>
<p>- una bottiglia d&#8217;acqua costa esattamente quanto una bottiglia di birra;</p>
<p>- ci sono dei locali fighissimi, con musica bellissima e che ti insegnano che la zuppa rende forti;</p>
<p>- i nomi delle strade sono sempre nel lato opposto a quello in cui sei tu;</p>
<p>- alcuni giorni c&#8217;è il sole, persino.</p>
<p>A me Berlino ha insegnato che non sono abbastanza coraggiosa. Ci sarei rimasta, altrimenti.</p>
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		<title>Déjà vu</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 18:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>
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		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; che ci sono volte che mi sento come una bambina che cammina per la prima volta. Oggi è un giorno di quelli. Non posso guardarmi allo specchio ma, se potessi farlo, so che sulla mia faccia ci vedrei un sorriso soddisfatto e gli occhi scintillanti. Ci vedrei un briciolo di sorpresa anche. Un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E&#8217; che ci sono volte che mi sento come una bambina che cammina per la prima volta. Oggi è un giorno di quelli. Non posso guardarmi allo specchio ma, se potessi farlo, so che sulla mia faccia ci vedrei un sorriso soddisfatto e gli occhi scintillanti. Ci vedrei un briciolo di sorpresa anche. Un po&#8217; non pensavo di essere in grado di fare questa cosa qui.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando volo scelgo sempre il posto accanto al finestrino. Guardo fuori e proprio adesso sotto i miei piedi ci sono le luci di Berlino. Sembra immensa ed essere qui da sola un po&#8217; mi fa paura.</p>
<p>Ok. Respiro profondo. Vado</p>
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		<title>Itinerari</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 17:57:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Niente di più facile che perdersi a Venezia; e, anche, niente di più divertente! Essere un Teseo senza filo dell&#8217;Arianna, in questo labirinto senza Minotauro!&#8221; Jean-Louis Vaudoyer Alcuni di voi lo sanno, altri mi hanno vista, ad altri ancora non può fregar di meno, ma io questo fine settimana l&#8217;ho trascorso a Venezia. La versione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>&#8220;Niente di più facile che perdersi a Venezia; e, anche, niente di più divertente! Essere un Teseo senza filo dell&#8217;Arianna, in questo labirinto senza Minotauro!&#8221;</span></strong></p>
<p><strong><span> Jean-Louis Vaudoyer</span></strong><!--EndFragment--></p>
<p style="text-align: justify; ">Alcuni di voi lo sanno, altri mi hanno vista, ad altri ancora non può fregar di meno, ma io questo fine settimana l&#8217;ho trascorso a Venezia. La versione ufficiale vuole che ci sia stata per partecipare al bateocamp (cosa tra l&#8217;altro molto interessante quindi, dato che ci siete, date un&#8217;occhiata <a href="http://barcamp.org/bateocamp" target="_blank">da queste parti</a>). In realtà l&#8217;intenzione principale era quella di godermi per bene questa città. L&#8217;avevo vista solo di sfuggita e con occhi troppo giovani per poter apprezzare e ricordare. Avevo tutto un programma e cose da vedere, ma sabato mattina <a href="http://natzuka.splinder.com/">la socia</a> in chat mi ha scritto: &#8220;&#8230; poi, se vuoi camminare tanto, segui le indicazioni per piazza San Marco, alcune sono sbagliate&#8221;. La cosa ai più può sembrare divertente, e in effetti, all&#8217;inizio anch&#8217;io ho sorriso. Ma poi ho pensato a cosa potrebbe succedere se in ogni città ci fossero delle indicazioni sbagliate. Mi spiego meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo Venezia. Una mattina ti svegli in un albergo che fa un caffè pessimo, consumi la tua colazione veloce, mentre la tua testa già decide di visitare il ponte di Rialto. Ritorni in fretta in camera, finisci di prepararti ed esci. Ecco, giusto dietro l&#8217;angolo c&#8217;è la prima indicazione, la segui per un buon quarto d&#8217;ora&#8230; ma&#8230; ma.. questo non è il ponte di Rialto, non ci sono turisti sudati, non c&#8217;è calca, non ci sono venditori ad ogni angolo o guide troppo chiassose&#8230; senti solo della strana musica che esce da uno strano edificio. Sulla facciata una targa indica &#8220;Sinagoga&#8221;. Poi ti volti e dove prima non c&#8217;era nessuno adesso c&#8217;è tanta gente vestita in modo strano, con strani cappelli in testa, gente che festeggia. Non sai cosa, ma festeggia mangiando quei dolci dalle forme strane che cinque minuti prima avevi visto nella vetrina di una pasticceria. In effetti non sembra più Venezia, più che altro ti sembra di essere in un film. Ma da una finestra la musica degli 883 ti riporta alla realtà. Non puoi non andare a vedere piazza San Marco. Altra indicazione, altri 15 minuti. Ti casca per terra il cellulare, maledizione! Ti chini per riprenderlo e quando alzi lo sguardo non sei in San Marco, non ci sono piccioni svolazzanti. Ti rendi conto di non essere nemmeno all&#8217;aperto. Sei in una stanza e sulle pareti, a destra e a sinistra, ci sono alcuni quadri ma tu non li vedi, tu sei come ipnotizzata, non riesci a togliere lo sguardo dal <a href="http://frenkylogy.files.wordpress.com/2008/12/empire_of_lights1.jpg" target="_blank">capolavoro</a> che hai davanti, e non sai perché. Non capisci se ti attira di più quel cielo così azzurro o quello scorcio scuro che non hai mai visto, ne sei certa, e che pure ti sembra così familiare. E pensi che daresti chissà che cosa per essere in quel quadro lì, sotto quel lampione. E invece sei &#8220;solo&#8221; al Guggenheim e la gentaglia che è intorno a te, barbari, continua a vociare indifferente. Dato che ci sei continui il giro tra quelle stanze, ma hai come l&#8217;impressione di vagare a vuoto. Sì, tutto intorno è molto bello, belli i quadri, grandi gli artisti. Ma la visione di Magritte ti ha riempito gli occhi e adesso non ci sta dentro più niente. Esci. Non si può andare a Venezia e non visitare il Casinò. Altra indicazione, altre strade. La porta dovrebbe essere questa. Entri ma decisamente hai sbagliato ancora. Sei in un <a href="http://www.fondazionevedova.org/" target="_blank">posto fresco</a> e tutto quel legno ti da la sensazione di un luogo accogliente e familiare. Al primo sguardo diresti che anche questo è un museo, ma c&#8217;è qualcosa che non va. E&#8217; tutto capovolto, perché tu sei ferma e i quadri, quelli che dovrebbero essere attaccati al muro, i quadri si muovono. Passeggiano avanti e indietro per la stanza, si alzano e si abbassano, se sei lì vicino sembra quasi che ti vengano addosso. Non potresti immaginare in maniera differente il concetto di essere sopraffatti dall&#8217;arte. Se sono fermi puoi persino giraci intorno, farci uno slalom. Si potrebbe star lì ore, ma tu hai il tuo treno. E&#8217; già tardi e non vuoi prendere i mezzi per tornare. Vuoi goderti ancora un po&#8217; quelle strade. Tiri fuori la tua cartina, le sì che è affidabile! E infatti in un quarto d&#8217;ora sei in stazione. Ritiri il bagaglio, ti dirigi al binario 11. Il tuo treno è già lì che aspetta. Venezia è troppo impegnata con i suoi turisti per salutarti, ma tu non gliene fai una colpa. Ti ha regalato qualche sorpresa e un buon fine settimana. In fondo sei felice.</p>
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