Perle

“Incantò gli uomini come si incantantano i serpenti, nella sconsolata consapevolezza che a melodia cessata gli uomini e i serpenti sarebbero tornati più velenosi di prima”

Misteri per orchestra

Annate

L’altro giorno mi sono scoperta a pensare ai libri come se fossero bottiglie di vino.

Ho pensato, per esempio, a quanto di Calvino ho amato “Se una notte d’inverno un viaggiatore” (1979) e a quanto poco mi ha preso, invece, “Il barone rampante” (1957).

Come raccontare l’emozione provata leggendo “Attraverso il tuo corpo”? E la quasi indifferenza sfogliando “Lui che ti tradiva”? (Bevilacqua: 2002 il primo, 2006 l’altro).

“Ti saluto, Oriana e ti auguro di tutto cuore di trovare pace. Perchè se quella non è dentro di noi, non sarà mai da nessuna parte”. Così scriveva Terzani in “Lettere contro la guerra” (2001); non ricordo neanche una citazione piccola, invece, di “Un indovino mi disse” (1995).

Tutto questo per dire che l’altro giorno in libreria avevo tra le mani “Margherita Dolcevita” (2005) e mi sono ritrovata a pensare che magari era stato scritto nello stesso anno di “Saltatempo” (2001), che ho amato alla follia.

Alla fine “Margherita Dolcevita” l’ho comprato lo stesso. Vi farò sapere se sa di tappo.

Immagine di Joe Shlabotnik

Crystal Ball

I don’t where I am
And I don’t really care
I look myself in eye
There’s no one there

Quando anni fa ho aperto questo posto ho cominciato a riversarci dentro tutto quello che sapevo, tutte le certezze che avevo su di me o sul mondo che mi passava davanti tutti i giorni, ma che non potevo dire ad alta voce.

Ho sempre pensato che non si può conoscere una persona per intero. Tutto quello che sappiamo, di noi stessi e degli altri, lo conosciamo perché abbiamo messo insieme delle etichette. E più etichette riusciamo a mettere insieme, più ci conosciamo.

Io su di me avevo raccolto una marea di etichette: “Sono brava in cucina”; “a volte sono capricciosa come una bambina, ma adoro trovare qualcuno che mi accontenti”; “adoro il vino bianco” erano alcune delle etichette con cui mi piaceva descrivermi, al mondo e a me stessa.

Ecco, quando ho aperto questo posto avevo tutte quelle etichette sotto mano, vivevo con tutte le mie certezze, avevo tutte le risposte. Conservavo ogni verità in tasca.

Che nell’ultimo anno io sia cambiata è decisamente un fatto, tra l’altro scontato non solo per me, ma per qualunque essere umano. È che alcune etichette che pensavo fossero sparite, sono tornate. “Non perdono chi mi fa un torto per niente al mondo” è una di queste, per esempio. Altre etichette ancora, invece, non le trovo più: “Mi fido delle persone di cui ho scelto di circondarmi” e “lotto per le cose in cui credo”. Forse perché non credo più a nulla, neanche in me stessa a volte.

Ma il problema non è neanche questa cosa che le etichette si sono perse. Il problema vero è che non mi importa, che non voglio scavare, cercarmi, sapere cosa sono.

E non voglio più preoccuparmi sempre di fare la cosa giusta, non mi interessa dire la verità, non mi importa della coerenza, non mi importa dell’onestà verso me stessa e verso gli altri. Quello che voglio è godere della superficie.

Voglio solo stare così, come quando guardi il mare e ti dà pace l’illusione che sia sereno, mentre fingi di non sapere che sotto la superficie si nasconde l’abisso che non dà scampo.

Immagine di ilopezyou

Ricominciare

Ci sono delle cose che sono come crimini.

Togliere la voce a qualcuno è una delle colpe più grandi che esista, io credo. Dire dovrebbe essere come una di quelle cose che, quando le impariamo, poi non ce le toglie più nessuno, non le dimentichiamo più. Come andare in bicicletta.

Mi hai tolto così tante parole che ho dimenticato come si dice quello che si sente, come si scrive. Ho fatto tanta fatica per rimparare e ancora un po’ zoppico nello scrivere, lo vedi anche tu: le frasi non sempre sono nell’ordine giusto, non scorrono veloci e dirette, non arrivano al cuore di chi legge. Ho fatto tanta fatica per rimparare, ma c’è una cosa che mi ferisce più di tutte: avevo pensato che ricominciando da zero avrei usato parole nuove, scoperto nuovi significati, detto cose che non avevo detto mai.

E invece tutto quello di cui vorrei scrivere è di quanto ho rigirato questo biglietto tra le mani, indecisa se strapparlo o no; è della paura per ciò che troverò alla fine di questo viaggio; è del terrore di non sapere se m’importerà o no, se saprò essere fredda e distaccata o se ti prenderò a schiaffi, una volta per tutte. Tutto quello di cui vorrei dire è della paura di perdere di vista la persona che voglio diventare.

“Ci sono crimini che non possono essere né puniti né perdonati”, ho letto una volta. E allora mi chiedo che cosa potrò mai farne di tutta questa rabbia che mi sale quando penso alle cose che hai tolto, alla me che hai cancellato.

Alla voce che hai zittito.

Nessuno torna indietro

“È come se fossimo su un ponte. Siamo già partite da una sponda e non siamo ancora giunte all’altra. Quella che abbiamo lasciato alle nostre spalle, nemmeno di voltiamo a guardarla. Quella che ci attende è ancora avvolta nella nebbia.”