Ci sono delle cose che sono come crimini.
Togliere la voce a qualcuno è una delle colpe più grandi che esista, io credo. Dire dovrebbe essere come una di quelle cose che, quando le impariamo, poi non ce le toglie più nessuno, non le dimentichiamo più. Come andare in bicicletta.
Mi hai tolto così tante parole che ho dimenticato come si dice quello che si sente, come si scrive. Ho fatto tanta fatica per rimparare e ancora un po’ zoppico nello scrivere, lo vedi anche tu: le frasi non sempre sono nell’ordine giusto, non scorrono veloci e dirette, non arrivano al cuore di chi legge. Ho fatto tanta fatica per rimparare, ma c’è una cosa che mi ferisce più di tutte: avevo pensato che ricominciando da zero avrei usato parole nuove, scoperto nuovi significati, detto cose che non avevo detto mai.
E invece tutto quello di cui vorrei scrivere è di quanto ho rigirato questo biglietto tra le mani, indecisa se strapparlo o no; è della paura per ciò che troverò alla fine di questo viaggio; è del terrore di non sapere se m’importerà o no, se saprò essere fredda e distaccata o se ti prenderò a schiaffi, una volta per tutte. Tutto quello di cui vorrei dire è della paura di perdere di vista la persona che voglio diventare.
“Ci sono crimini che non possono essere né puniti né perdonati”, ho letto una volta. E allora mi chiedo che cosa potrò mai farne di tutta questa rabbia che mi sale quando penso alle cose che hai tolto, alla me che hai cancellato.
Alla voce che hai zittito.







2 Comments
qui è bello. ora ti aggiundo a feedly e un po’ in giro, qua e là.
ciao,
F
Ma grazie :)