Lungo il cammino

Due estremi ha la strada e a tutte e due qualcuno mi aspetta.

Ci sono dei consigli, delle frasi che ci portiamo dietro sempre e che riappaiono quando più ne abbiamo bisogno. Una delle mie preferite mi è stata detta una sera, da una persona che conoscevo appena, in un dialetto ormai troppo familiare: “t’ha da’ batt u core, uagnè. T’ha da’ sciucà ‘a cart”. All’incirca vuol dire che mi deve battere il cuore, che devo giocarmi la carta. Rischiare.

Ho sempre avuto dei problemi con i bivi. Non riesco mai a lasciarmi alle spalle la strada che non ho preso. Quella possibilità continua a vivere parallelamente alla relatà, ci gioco, la immagino, ne studio gli infiniti momenti che avrebbe potuto offrirmi. A volte la rimpiango, persino.

È che ogni volta che devo fare una scelta tendo a seguire l’istinto, anche quando ho analizzato attentamente la situazione e la ragione mi ha detto che quella non è la scelta giusta.

È che faccio fatica ad arrendermi all’inevitabile, se c’è da tentare il tutto per tutto non mi tiro indietro, mai.

Ma persino adesso che sono a pezzi – adesso che non so neanche come riuscirò a ricucirmi di nuovo – soprattutto adesso so che il percorso che non ho scelto è vuoto. È nella strada che ho imboccato che c’è, per quanto faticosa sia, la vita.

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2 Comments

  1. Non preoccuparti che ce la farai a ricomporre i pezzi anche questa volta. C’è sempre della colla specifica per tutti i tipi di cocci. E’ di sicuro così. :*

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