Scarpe pesanti

Posso perdonarti di essere andato via, ma non di essere tornato.

Già in un altro post avevo citato un brano del libro “Molto forte, incredibilmente vicino”. Oggi ne lascio qui una breve descrizione.

“Molto forte, incredibilmente vicino” è il secondo romanzo dell’autore Jonathan Safran Foer, giovane scrittore americano che vive a New York.

Ed è proprio New York, una New York irrimediabilmente segnata dall’attacco al World Trade Center, lo scenario su cui si muove Oskar, il primo personaggio che incontriamo tra le pagine del libro. Oskar, nonostante i suoi 11 anni cammina, viaggia all’interno dei cinque distretti, cercando una serratura da aprire o forse solo un modo per sfuggire, finalmente, alle sue scarpe pesanti. Spalanca i suoi occhi su una New York segnata proprio come lui, che in quell’attacco ha perduto il padre.

La storia corre veloce, tra invenzioni di ogni tipo, lettere provenienti dal passato o da protagonisti improbabili, fotografie, immagini, dialoghi accumulati sotto mobili, angoli che non possono essere visti.

La storia corre veloce su racconti che si aprono come finestre su un mondo già vissuto da Grass nel suo “Il tamburello di latta”. E allora ti rendi conto che i riferimenti sono fin troppo semplici, fin troppo evidenti, a cominciare da quel nome, Oskar, usato per un uomo troppo bambino in un caso, e per un bambino troppo uomo nell’altro.

La storia corre veloce sfruttando un linguaggio che tu non sai più quando appartiene ad un bambino e quando ad un adulto.

La storia corre veloce e prima che tu possa accorgertene sei preso, rapito, irrimediabilmente prigioniero di parole che a tratti scaldano il cuore, ma molto più spesso feriscono.

La storia corre così veloce e diretta che fa male come un treno preso in pieno petto.

La storia corre veloce fino ad un finale impossibile, ma che pure ognuno di noi nella sua testa ha sempre immaginato e, di nascosto, desiderato.

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3 Comments

  1. Tre anni fa ho letto questo libro e l’ho divorato in un fine settimana. Mi ha rapito così tanto che durante quei 2-3 giorni mi son completamente isolata da tutto ciò che mi circondava (ed era un po’ quello che volevo) e son andata in giro per New York accanto a Oskar. Credo che sia uno dei libri che mi ha emozionato di più tra tutti quelli letti. Mi era piaciuta molto anche l’impostazione grafica. Solo che – ahimè memoria del cavolo che mi ritrovo- non ricordo la fine! Mi sa che a Pasqua lo riprendo in mano.

  2. Io non potrei mai dimenticare neanche una riga di questo libro. Di certo è il mio preferito, ma leggerlo è stato straziante. Mi ha letteralmente squarciato in due. Un male cane!

  3. io non so come ho fatto a dimenticarlo. Forse l’ho divorato troppo in fretta…ma una sorta di angoscia la ricordo pure io.. credo che sia uno dei pochi per cui ho pianto.

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