La libertà ritrovata

Un po’ di tempo fa mi è stata offerta un’opportunità a cui non ho saputo dire di no: partecipare a The Review Engine. Praticamente funziona così: io scelgo un ebook tra quelli disponibili, lo ricevo gratuitamente nel giro di pochissimo tempo sulla mia casella di posta elettronica, posso leggero con calma, parlarne e segnalare ad altri le mie opinioni a riguardo.

Il primo libro che ho scelto e di cui adesso voglio parlarvi è “La libertà ritrovata” di Frank Schirrmacher, un saggio che vuole analizzare gli effetti che le nuove tecnologie producono sul modo di vivere e di pensare dell’essere umano, soffermandosi in particolar modo sull’accesso a quella grandissima mole di informazioni che è in grado di fornirci la rete.

Leggendo la parte iniziale del libro, la prima cosa che ho pensato è stata “porcamiseria quant’è giusto quello che dice!”. Chiunque passi anche solo un paio di ore al giorno davanti al pc può notare alcuni degli effetti descritti nel libro: si parte dalla difficoltà a catalogare e scegliere tra tutte le informazioni che ci giungono dai più svariati canali, passando per la conseguente difficoltà a mantenere l’attenzione su un determinato compito o progetto senza farsi continuamente distrarre da stimoli nuovi, fino a giungere alla conclusione che in un paio d’anni “disimpareremo a pensare in modo autonomo perché non sapremo più cosa è importante e cosa non lo è. E ci sottometteremo in quasi tutti i campi al dominio autoritario delle macchine”.

E’ questa la cosa che più mi ha colpito e che mi trova in parte in disaccordo con l’autore. La concezione secondo cui le macchine e la tecnologia, siano un’entità che ci è piovuta dall’alto, un soggetto superiore in grado di sopraffare l’essere umano, siano disumanizzate, una specie di invasione aliena come in uno dei migliori film di fantascienza che la mente umana possa mai concepire. Ecco… la mente umana, appunto.

E’ che dietro una macchina c’è un essere umano che l’ha pensata, dietro un’informazione messa in rete c’è una persona che ha interesse a diffonderla. Dietro un’informazione raccolta da Google ci sono delle persone che quell’informazione vogliono utilizzarla. Delle persone. Le macchine non vogliono, le macchine eseguono. E in questo saggio, per cominciare ad intravedere la presenza di un essere umano bisogna aspettare un bel po’. Solo a metà l’autore proclama “i computer vengono progettati da persone, e fanno ciò che le persone chiedono loro”.

Ed è proprio dalle persone che l’autore alla fine fa nascere la “salvezza”, proprio dalle persone fa partire il trampolino di lancio verso la libertà dell’uomo nell’era digitale.

Senza dubbio è un saggio molto interessante, una riflessione pacata e lucida della condizione della mente umana in questa specie di periodo di transizione in cui ci troviamo catapultati e nei confronti del quale, spesso, non abbiamo l’equipaggiamento adatto. Un saggio sulle prime nozioni di sopravvivenza che ogni cittadino digitale, quale oggi noi tutti siamo, dovrebbe leggere.

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