25 aprile tutti i giorni

C’è una cosa che ho fatto, qualche volta, ma che non ho mai raccontato qui sopra: ho letto dei racconti sui partigiani. Questi racconti sono tratti dall’ebook “Schegge di liberazione” nato da un’idea del Many, che è scaricabile gratuitamente (l’ebook, non il Many).

Insomma succede questo: tutte le volte che il tour di schegge di liberazione – altrimenti detto “nuova gita delle medie” – passa da Bologna, io prendo su e vado a leggere dei racconti per le persone che vengono ad ascoltare.

Mercoledì ho letto:

Eraclio – di Massimo Santamicone “Azael

A parte il fatto che non dovete crederci per forza, io vi dico solo che questa cosa qua è successa, forse decine di anni fa, e ora io ho trovato occasione di dirvela. Io non sono uno che crede alle cose. Però quando ho trovato quel foglietto giallo, lì dalle parti di San Michele, ho pensato che magari a qualcuno poteva interessare, anche se ormai di parenti ce ne saranno pochi da cercare. Poi da qui non saprei nemmeno che corriera prendere, e poi io che cosa potrei dire. Ma magari voi che avete studiato, magari conoscete qualcuno che possa fare delle ricerche, anche per studio e curiosità vostra. Io vi assicuro solo che questa cosa qua è vera, io non ho inventato niente, vi assicuro che questa cosa l’ho trovata lì al bordo della strada, mentre mi fermavo per sedermi un attimo a rifiatare, era accartocciata ma si vedeva che c’era scritta della roba, gialla e nera, di colori vecchi. E allora l’ho sbirciata, magari è una lettera di una donna al suo amante, mi son detto, cose private, per curiosità mica per cattiveria. Così l’ho presa su e ho letto, e c’era scritta questa cosa che non m’era mai capitata, perché uno i messaggi così se li immagina dentro le bottiglie, nelle rive dei mari con le palme, non qui al bordo di questa strada vecchia e polverosa. Così l’ho tenuta per anni, senza farci niente, nel cassetto del mobile della sala. Poi giorni fa eravamo a pranzo con il cognato che è uno bravo, avvocato praticante, ed è venuta fuori questa cosa, parlando degli anni miei, e così gliel’ho fatta vedere. E lui m’ha spiegato che significa quella parola lì, latore, che a quel punto ho capito che ero io. Un po’ adesso mi dispiace, perché magari dovevo fare qualcosa per avvertire i parenti, di questo disgraziato che s’è preso la briga pure di ringraziarmi, senza nemmeno avermi mai incontrato. Anche se, adesso è diverso, ma quei tempi per uno che c’era, due non si trovavano. Mia moglie poi mi ha detto che secondo lei di queste cose qui ce ne sono migliaia qui da queste parti, e che poi magari è pure una cosa scritta per scherzo da qualche ragazzetto delle scuole, e che non ci si deve giocare coi nomi e i cognomi della gente, e con la morte. Però a me, la cosa che mi lascia ancora pensare è che questo benedetto ragazzo, se mai è esistito, sembra che sapesse proprio di dover morire, un giorno ormai vicino, da lì a quando, qualcuno che non conosce, per speranze che non capisce, non lo troverà.

“Sono il giovane Cappannini Eraclio prigioniero dei tedeschi. Chi trova il presente è pregato di farlo avere alla mia famiglia, sfollata da lesi a Serradeiconti presso il contadino Carbini.

Cari Genitori e Parenti tutti, non piangete per me, vi sarò sempre vicino, vi amerò sempre anche fuori dal mondo terreno; voi sarete la mia sola consolazione. Siate forti come lo sono stato io. Salutatemi tutti i miei conoscenti. Ringrazio perennemente il latore.

Vostro per l’eternità, Eraclio.

5 maggio 1944″

Non è la guerra – Massimiliano Zulli “Uomo Morde Cane

Non è la guerra che temo.

Guerra è una parola,

priva di forza,

vuota nello spirito.

Ciò che temo è

l’odio sprezzante

le miserie sui deboli,

la cecità dell’anima.

Temo gli ottusi generali

sollevar calici di rosso lacrimanti,

svastiche in cuore,

fiamme negli occhi,

a scavare fosse ad eserciti di disperati.

Temo la sconfitta di ogni speranza,

i proclami di indifferenza,

l’ideologia di cera.

Temo il disfarsi di ogni certezza,

l’arrancare dietro il quotidiano,

quando il privilegio è vivere.

Temo i sogni di giochi infranti,

l’infanzia rubata da mani più grandi,

mani sporche

di infami con demoni in bocca.

Temo l’orrore di piccole bare bianche,

allineate sotto le urla di madri morenti,

ma di più l’uomo che le racconta

col sorriso sulle labbra.

Temo il giorno in cui lampi neri oscureranno la Luce,

fiaccando le forze di questo bambino,

fortunato, sì,

per non aver avuto il tempo di indossare le vostre divise.

Gioca ancora tesoro,

va tutto bene, ci sono io…

Gioca

Che tu sia lettore o ascoltatore, sappi che il prossimo incontro è sabato 20 novembre a Perugia.

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