Quando sono in macchina con te – le poche volte che capita adesso o le tante di mille vite fa – mi piace sedermi dietro al sedile del passeggero. Da lì, in silenzio, guardo le tue mani, il tuo collo. Il profilo. Ti guardo sorridere se per caso chiacchieri con la persona che ti è seduta accanto. E tutte le volte, sempre, mi chiedo perchè tu. Mi chiedo cosa ci lega in maniera inesorabile a qualcuno e a qualcun altro no. Mi chiedo perchè tatuiamo sulla nostra pelle alcune parole, alcuni gesti ed altri invece no. Mi chiedo cosa, di profondamente prezioso riusciamo a trovare scavando nell’animo delle persone che ci sono accanto. Mi chiedo perchè, a volte, non riusciamo a farne a meno. Mi chiedo quale ingegnere sadico ha deciso di far incrociare proprio quelle due strade solo per pochi metri e poi mai più. Mi dico ma tu guarda che macchina straordinaria e complicata e misteriosa è il corpo umano.
Intanto all’orizzonte le luci della città già si avvicinano. Un altro pezzo di me se ne va.






