Se un albero cade in una foresta in cui non c’è nessuno non fa rumore. Un oggetto guardato da nessuno non ha colore. E allora mi sono chiesta: “Qualcosa a cui non diamo un nome continua ad esistere ancora?”.
Non ti chiamo con il tuo nome, del resto non lo facevo neanche prima; il nomignolo che t’avevo dato mi divertiva troppo.
Non ti chiamo amico, non c’è più tempo per questo, tra noi.
Non ti chiamo amore, resta il mio rimpianto più grande.
Non ti chiamo casa, in un edificio senza tetto non ci si protegge. Ci piove dentro.
Non ti chiamo rifugio, non c’è possibilità di salvezza se si è nella grotta del leone.
Non ti chiamo colpevole, sono troppo grande per credere al lupo cattivo che aspetta di nascosto nel buio di un bosco.
Non ti chiamo speranza, non ti chiamo allegria, non ti chiamo fiducia, non ti chiamo saggezza, non ti chiamo sorpresa, non ti chiamo carezza.
Non ti chiamo, ma tu resti.







3 Comments
altrochè se resta…
…il mio dubbio è un’altro…….esiste?
Oddio, sai che non lo so? Secondo te?
Sai che ti dico giulia..che più o meno mi stavo esattamente chiedendo le stesse cose di qualcuno che fino a poco fa esisteva così tanto ed era così fottutamente tangibile… e il discorso della definizione l’ho fatto così tante volte… bene ma se qualcosa è non definibile più che altro, serve? forse bisognerebbe chiedersi che cosa resta… e se a restare non più che altro sia il continuare a chiedersi cosa resta?