Qualche settimana fa ero in treno e nel mio stesso vagone c’erano quattro ragazzi che stavano partendo per una vacanza. Facevano una confusione assurda, si raccontavano di come sarebbe stato bello, delle cose che avrebbero potuto vedere e fare, di quanto si sarebbero divertiti. Io l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era che avrei voluto essere lì, al loro ritorno, per sapere se davvero il loro viaggio era stato così come l’avevano immaginato o se ne erano rimasti delusi.
E’ più o meno la stessa cosa che mi succede l’ultimo giorno di lavoro in una scuola in cui so che non tornerò più.
Oggi ho salutato la classe di P. Lo so che non è corretto, ma lui quest’anno è stato il mio preferito. Non mi capita spesso, di avere un marmocchio che mi piace più degli altri, ma quest’anno si.
P. è un bambino triste, già a sei anni. Inquieto, quasi solo.
Andando via mi sono chiesta se tra qualche anno riuscirà ad avere le attenzioni che desidera, se riuscirà a crescere sereno, felice. Se riuscirà ad essere forte. Se riuscirà a sopravvivere.
Andando via oggi mi sono chiesta se la Vita, invece, riuscirà a vincere con lui. Se lo lascerà così. Triste e infelice.
Andando via, oggi, mi sono detta che la parte peggiore di questo lavoro è dare e non sapere mai se è abbastanza.







7 Comments
la parte peggiore di questo lavoro è non poter veder crescere quanto hai seminato perchè devi cambiare campo… baci
Io certe volte mi chiedo anche se ho seminato bene, se ho seminato abbastanza
‘abbastanza’, …per chi, per cosa? Se hai seminato ‘quanto hai saputo’ seminare, hai seminato abbastanza.
e se quanto ho saputo seminare non fosse sufficiente?
ma alla fine è proprio questa la sfida, il grande coraggio: seminare senza sapere se ci sarà una fioritura, o un raccolto. No?
Seminare solo in un angolino di terra fertile, terriccio buono, luce, clima adatto…si chiama vittoria certa, non ha niente a che vedere con l’educazione, perché non ha niente a che vedere con i bambini, con gli umani…avrebbe a che vedere coi robot, al limite.
é triste e bello e normale che continui ad essere così, penso.
(intenerita) sono certa che la mia maestra avrebbe scritto un post simile su di me, se avesse avuto un blog.
Non c’è che dire, la tua maestra è stata brava :)