Pane e tempesta

“- Oh miei cari elettori. Ho ricevuto notizia dei vostri dubbi e preoccupazioni e ne apprezzo l’infantile inquietudine e il minoritario vigore. Ebbene, io rispetto le vostre ragioni. Ma la storia cammina a grandi passi e spesso non riusciamo a seguirne l’ampia falcata riformista. Montelfo sta per incontrare un cambiamento epocale. Presto la modernità la ricoprirà dei suoi doni.

Da sempre, dal paese siamo andati verso la città, a lavorare o a cercare ebbrezza e svago.

Ora è la città che viene a noi. Non solo sotto forma di turismo, ma con la sua economia, la sua tecnologia, il suo know-how.

- Au – rispose Merlot.

- Vedo che qualcuno ha capito. Ebbene, Montelfo, diventerà una propaggine della città, un fertile ramo, un salutare bocciolo. Una strada ecocompatibile taglierà biodiagonalmente il bosco, e ci collegherà all’area metropolitana che, nelle notti più chiare, possiamo veder sfavillare con il suo tappeto di luci lontane.  Su questa collina, tra la piazzetta e il belvedere che tutti ci invidiano, sorgerà un insieme edilizio ecovirtuoso e geodinamico che non esito a definire superbo. La valle verrà punteggiata di ridenti villette che avranno come punto di riferimento un equilibrato complesso centrale con grande residence, piscina e campo da tennis, supermercato, centro fitness, banca e altre leccornie. E c’è di più: una grande antenna televisiva, la terza per altezza in Europa, veglierà su tutto questo dalla cima del monte, simbolo della nostra più stretta connessione al mondo. So che qualcuno di voi dirà: lei ci aveva promesso altre cose. Riparazioni del vecchio acquedotto, lavori all’edificio scolastico, case recuperate, strade nuove, argini del fiume, piano agricolo eccetera. Ebbene, la nostra forza è nel cambiamento, e anche nel cambiare quello che volevamo cambiare, e quindi cambiare il cambiamento. Se non vogliamo far vincere la destra mercantile e la deriva populista, dobbiamo fare spazio a quello che c’è in mezzo. Io non so cosa c’è in mezzo, ma sento che è bello.

- Bravo – disse una cornacchia dall’albero.

Con gli anni Velluti aveva imparato la ventriloquia e punteggiava i suoi interventi con autoapprovazioni.

- Grazie! – proseguì il sindaco. – In quanto al vostro vecchio bar, non verrà distrutto, anzi! Sarà conservato pietra per pietra, tazzina per tazzina, all’interno del supermercato, non sarà più battuto da pioggia e vento. Dai vetri potrete ancora contemplare la vostra amata valle. Potrete vedere i ragazzini giocare a pallone  su un video registrato. E tutto ciò senza spese per voi, poiché questo miracolo sarà frutto dei coraggiosi investimenti di un pool di imprenditori. Già sento le anime belle che dicono: ma tra questi imprenditori molti hanno avuto processi e prescrizioni. Sì, forse qualche piccola distratta bancarotta, qualche tentata corruzione di giudici o incauti contatti con la mafia. Ma intanto essi hanno creato reddito, ricchezza, posti di lavoro.”

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3 Comments

  1. Posted 29 gennaio 2010 at 10:11 pm | Permalink

    Curioso, pochi giorni prima anche io avevo dedicato un post (con citazione) a questo libro :)
    Un bacione!

  2. Giulia
    Posted 30 gennaio 2010 at 11:51 am | Permalink

    Lo so, l’ho visto qualche giorno dopo averlo pubblicato. Ma a te è piaciuto, quel libro?

  3. Posted 31 gennaio 2010 at 7:21 pm | Permalink

    A dire il vero non ne sono rimasto entusiasta.
    Per carità, alcune pagine sono scritte benissimo ed alcune volte ho riso di cuore (attirandomi sguardi stralunati sul treno, ma vabbè…) però le storie sono tutte troppo slegate per i miei gusti ed inoltre ho notato una tristezza di fondo, una sotteranea disillusione e rassegnazione per quanto succede intorno a noi.
    L’ultimo bar sport di Benni è anche il più triste, forse è solo perché anche lui sta diventando vecchio o forse no…

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