Lo sconosciuto era arrivato a metà settimana, o a fine mese, che importa.
Si era accomodato su uno sgabello traballante riservato a qualcun altro, ti aveva sorriso da dietro la schiuma di una birra, e in poco tempo erano giunte le stelle.
Lo sconosciuto ti conosceva da sempre, doveva essere così. I gesti, i giorni, le gioie.
Quando incontri qualcuno con cui ridere mentre piangi capisci che la magia vive in ogni affetto. Quando incontri qualcuno che ti combacia capisci che stai facendo bene a fidarti, ad affidarti. Che non ti ferirà, non ti tradirà, questa volta no, non accadrà.
Lo sconosciuto ti combaciava.
Fino a che un giorno ti sei alzato un po’ troppo tardi, sei inciampato in qualcosa che non hai capito, hai domandato senza ricevere risposta. Avresti voluto del tempo per parlare, avresti voluto frantumare ogni scoglio, avresti voluto ricordare com’era facile risolvere e dare coraggio.
Avresti voluto, santoddio, avresti voluto perchè volere è l’anima della vita, perchè i desideri disegnano il percorso ma sono le persone a cui ti affidi ad essere il foglio su cui scrivere.
Eppure in poche ore la magia è diventata polline disperso, fondo di bottiglia, mozzicone calpestato. Erano bastate poche ore e all’improvviso non c’era più condivisione, non c’era più rispetto, non c’era più nemmeno mezzora di vita insieme.
Ed è lì che hai capito.
Lo sconosciuto non è colui che non conosci: quello è l’inesplorato.
Lo sconosciuto è colui che non riconosci più.
(“…Voltati dall’altra parte, tesoro. Chi ti calpesta lo fa solo perchè ti teme.“)




2 Comments
scopro ora di essere stata da te citata e ringrazio con un inchino.
(posso solo chiederti di aggiungere una “h” nel testo del link al blog?! :P )
Ops… fatto! Chiedo umilmente perdono. :)