“Se c’è qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l’aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione”
Lei sceglieva. Era una di quelle persone che aveva la selezione durissima all’ingresso. Niente cancelli o buttafuori. Solo pelle. Arrivava in un posto nuovo, gettava uno sguardo sommario e lei… anzi no… le sensazioni che la sua pelle le inviava facevano un veloce brainstorming e sceglievano. A lei non era dato sapere quali fossero i criteri di selezione, non le era concesso scegliere il posto o il momento. L’unica cosa che poteva fare era assecondare quei ciechi comandi. Alcune volte aveva provato a ribellarsene, aveva provato a fare di testa (notare, testa) sua. Aveva visto una persona, le si era avvicinata con fare gentile e sicuro, ci aveva scambiato qualche chiacchiera, ma subito l’interesse era scemato. Si era ricordata delle birre e delle chiacchiere e delle risate e delle albe con quelle altre persone, quelle che non aveva scelto la sua testa, e aveva capito che non c’era confronto. E’ che -lei pensava- quando diamo tanto valore ad una persona, ogni cosa che riusciamo a prenderle, ogni cosa che ci regala, dà valore a noi, ci fa migliori, più importanti. Però succedeva anche un’altra cosa. Quando questi regali non arrivavano, quando non riusciva a prendere niente, quando alcune cose le venivano tolte non riusciva a capacitarsene. La prima volta che una cosa del genere era successa, aveva fatto una fatica immensa per rimettersi in piedi. Aveva imparato, solo con tanto sforzo, che il suo valore rimaneva anche se certe persone non erano più lì ad applaudire, a ricordarglielo. E aveva pensato che se magari le copriva, le cose belle che c’erano in lei, nessuno poteva contaminarle, farle sembrare più grandi e poi più piccole.
Non lo so se nelle parole che ho scritto qui sopra c’è quello che realmente volevo dire, non so neanche perchè le ho scritte. Forse è che ultimamente vedo persone entusiaste di altre persone tranne che di me. E questo non mi fa sentire sminuita dal punto di vista professionale, come amica o come essere umano. So che probabilmente è “colpa” mia. So di non mettere il meglio di me nelle relazioni, non all’inizio almeno. So che mi proteggo prima ancora di avere la certezza che sia necessario. Ma credo che tutto ciò un po’ mi ferisca. Credo.



