Anno 413 A.C. Il posto è un’isola, si chiamava Eudaimonìa anche se non tutti ci credono. Qualcuno vocifera che in realtà fosse Tenerife ma, per dovere di cronaca, dobbiamo sottolineare che non ci sono prove certe che confermino questa teoria. Abbiamo invece testimonianze dirette del fatto che è un posto magico. Ma non sempre. Ci sono dei giorni, due o tre al massimo, in cui tutto intorno cresce come una bolla grandissima e trasparente che non lascia passare le cose brutte. I temporali e il vento sì, c’è da dirlo, ma chi c’è stato non ha dubbi. E’ un posto protetto, un porto franco, una piazza circondata da pareti di pan di spagna al rum dove i visitatori, gli heytu!, si mischiano, si contaminano, si scambiano abbracci e baci e mani e apprezzamenti e caffè e bicchieri e messaggi e sguardi e carezze e corpi. E tu non riconosci più chi è il vero spacciatore e chi il cliente. Chi è che prende, chi invece dà. A fine serata o di prima mattina cadono stanchi o assonnati su palme colorate e imbottite, e lì rimangono tra click e flash, tra birra e chiacchiere, tra sonno e veglia, aspettando non si sa bene cosa, magari il prossimo ballo, il prossimo piatto di cui lamentarsi o semplicemente, forse, il prossimo sorriso. Altre volte vagano, camminano, migrano, a voce alta o silenziosi, in posti in cui c’è gente che parla, insegna. Profeti in un tempo i cui i profeti non esistono più. Profeti in un tempo in cui tutti sono profeti.
E poi, ad un certo punto, la magia finisce e tutti vanno via. O forse no. Perché a te sembra, ma non puoi metterci la mano sul fuoco, che tutti vanno via ed è proprio per questo che la magia finisce. E ti resta un viaggio di ritorno mascherato da camera iperbarica dove realtà e realtà – quella che intanto era rimasta ferma lì ad aspettarti- si mischiano. Ti rimane il sorriso stampato in faccia ancora per giorni ma anche una nostalgia che è la prima volta che la senti così.
Tutto questo per salutare le persone che mi hanno fatto compagnia in questo fine settimana. Ho visto gente che già conoscevo e gente che ho riconosciuto ma con cui non sono stata abbastanza socievole. Me ne scuso e dire che è successo perchè sono fatta così non sarebbe una motivazione sufficientemente valida. Posso promettere che mi farò perdonare, questo sì.
Un grazie grande così va a Marileda, Roberto, Dania, Dadevoti, Fabrizio, Teiluj.
Un pensiero particolare, il più grande e colorato, va ad Azael, Khenzo e Clockwise che, in un modo o nell’altro, hanno reso questo fine settimana degno di essere consumato a morsi grandi, veloci ma soprattutto irrispettosi nei confronti di tutto il resto.
Il titolo è una creazione del grande poeta. Lui sicuramente voleva dire una cosa diversa, mi perdonerà se gliel’ho rubata e fatta mia (spero)






