Tizia ha passato gran parte della sua vita a collezionare rapporti umani. Tizia era anche molto ordinata, così s’era fatta costruire una grande libreria e aveva catalogato amicizie e amori, uno dopo l’altro, in raccoglitori con bustine trasparenti. All’inizio non sapeva -complice l’illusione e l’inesperienza- che una collezione così non può mantenersi intatta come quella delle figurine o delle farfalle, per esempio. E continuava, imperterrita e ignara, a riempire bustine e scaffali uno dopo l’altro. Era un giorno di dicembre, l’ultimo, quando si accorse che, mentre il nuovo anno nasceva, alcuni pezzi della sua collezione cambiavano. Abituata com’era ad archiviare, mai si era posta il problema di aggiornare, modificare, spostare pezzi da un raccoglitore all’altro e mentre riempiva scaffali davanti a lei, mai avrebbe immaginato che su quelli alle sue spalle si posava, lentamente, la polvere.
Così Tizia, quel primo giorno di gennaio tornò alla prima libreria per cercare di porre rimedio, come poteva, a quello che il tempo aveva sciupato. Ed era uno spettacolo vederla correre tra uno scaffale e l’altro, buttar giù raccoglitori di ogni tipo e genere, pulirli, spostare i pezzi al loro interno, lasciarli aperti per terra o su un tavolo prima di decidere quale era il posto giusto in cui andavano ricollocati.
La sera, stanca e stremata, si era accorta -non senza un po’ di dispiacere- che alcune cose andavano necessariamente cestinate. Che, per quanto potesse sforzarsi e impegnarsi nel restaurare, alcuni pezzi erano così cambiati da non poter più essere catalogati come rapporti. Potevano far parte di qualche altra collezione, quella dei vecchi vinili per esempio, ma non della sua. All’inizio gli era un po’ dispiaciuto ma, alla fine, aveva imparato ad accettarlo e a conviverci.
Solo che, giusto l’altro giorno, Tizia si è trovata tra le mani uno di quegli esemplari un po’ rovinati. All’inizio le era sembrato strano, perché non era tanto che l’aveva catalogato e non era poi così normale che già si fosse ridotto in quelle condizioni. Certo, lei ormai lo sapeva che, se la vita è fatta di strade e ognuno ha la sua, è statisticamente certo che due persone possano incrociarsi ma non incontrarsi mai. E’ solo che di quell’esemplare lì non sapeva proprio che fare. Ad essere sinceri, non era nemmeno uno dei suoi preferiti e non ci era poi così tanto affezionata. Ma proprio non riusciva a buttarlo via, continuava a rigirarselo tra le mani perplessa, dubbiosa. E si diceva che, se magari ci metteva un po’ di colla, tornava come nuovo, forse anche più bello. Ma poi ripensava a quelli che aveva cercato di sistemare allo stesso modo. E si ricordava di come la colla s’era sparsa dappertutto, sporcando persino i suoi vestiti.
Tizia è ancora lì che si rigira quell’oggetto tra le mani.







One Comment
non posso riuscire a capirlo fino in fondo :-(
però pur essendo una constatazione malinconica, il titolo è molto bello!