Progetti per il futuro

C’è che domani vado di nuovo in quellacittàlà, che tanto le vacanze -qualcuna più qualcuna meno- si sa che sono fatte per salutare gli amici, i parenti, i conoscenti e blablabla (non dimentichiamoci il ruolo di comparsa in qualche matrimonio del parente dell’amico del prozio di mio nonno).
C’è che durante la giornata mi è rimasto qualche spazio libero. E io lo so già cosa farò.

Più tardi metto in borsa un libro. No, due. Anche tre.  Poi domani me ne vado in un posto che si chiama San Pietro Barisano, che -voi non potete saperlo- è il mio posto preferito. Mi ricordo che le mie prime due bottiglie da dottoressa le ho volute stappare lì e che il tappo della seconda è entrato nel capanile e, urtando contro la campana ha fatto *don*. Io lo so che è ancora lì e ogni tanto vado a trovarlo.

Una volta arrivata a quello squarcio che “ti piace proprio tanto”, come sovente qualcuno amava ripetere, tirerò fuori il mio libro -anzi libri, abbiamo detto che ne porto tre- e aprirò quello che sarà più bravo a convincermi.

Già mi vedo: prendo in mano il libro, lo apro, dico ciao al segnalibro, volto le pagine, comincio a leggere e mi dimentico di tutto.

Mi dimentico delle mie seghe mentali e dei miei difetti e dei miei capricci. Mi dimentico delle parole e dei sorrisi  e delle chiacchiere e dei sospiri e delle promessechedevonoesseremantenute ma tanto nessuno lo fa mai.

Poi chiudo il libro che già sono una persona nuova. Sistemo le ultime cose, saluto gli ultimi affetti e blablabla e infine aspetto l’autobus facendo finta di non sapere che l’unica cosa che sto aspettando è che settembre ricominci con i suoi ritmi sfrenati.

Comunicazione breve per i passanti: mi rendo conto che la qualità dei post, quando entro nel personale, non è proprio il massimo (non che quella dei post non personali sia eccellente, intendiamoci). Posso, però, spiegarvi il perchè. In quest’ultimo periodo non sono stata molto sincera con questo blog. Non gli ho mentito, sia chiaro. Ma non ho scritto tutto. Questo posto è sempre stato abituato a raccogliere ogni estensione della mia mente malata, in forme che neanch’io sapevo di poter creare. Il problema è che io ho sempre pensato che, se hai una cosa da dire, o la dici (prima) a chi di dovere o ti metti l’anima in pace e  stai zitta. Io, è un po’ che sto zitta.
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6 Comments

  1. Posted 6 agosto 2009 at 8:54 am | Permalink

    Invece preferisco i post quando si entra nel personale…
    sono quelli con i colori più belli, per quanto criptici e forvianti possano sembrare.
    Buone vacanze… Bk

  2. Posted 6 agosto 2009 at 11:38 pm | Permalink

    io spero solo che tu stia bene (poi, i tuoi post, personali o non personali, a me piacciono sempre, ma non mi sembra una cosa importante, ora)

  3. Giulia
    Posted 7 agosto 2009 at 7:41 am | Permalink

    Per me è molto importante invece, soprattutto detto da te. Davvero grazie Francesco

    Bk, grazie anche a te :)

  4. ezio
    Posted 13 agosto 2009 at 10:13 pm | Permalink

    lo stile è intrigante, a volte spaventa per la cultura, diversa, ecco.
    personale è bello, pensiero è bello, emozionarsi è…? bello!
    saper accettare tutto non è facile, anche perchè il rispetto dei tempi complica i rapporti, nel tuo mondo sembri signora e padrona, hai poca fortuna con le persone, forse perchè sei troppo sensibile, e lo dico come qualità.
    apparenze, che potrebbero dare sempre di più, cogliamo il bello o il brutto con un egoismo appreso, purtroppo.
    peccato, non si può esere amici del presente, forse non sapremmo cucire una stoffa così complessa.
    l’amicizia non è una cosa facile, eppure è così importante.

  5. ezio
    Posted 13 agosto 2009 at 10:23 pm | Permalink

    .

  6. Giulia
    Posted 14 agosto 2009 at 7:29 pm | Permalink

    Ezio, sono belle le tue parole ma per quanto possa pensarci e cercare di sforzarmi non riesco proprio a dare, all’amicizia, quel valore di cui parli tu. Eppure non molto tempo fa la pensavo proprio così. Nel mio mondo sono diventata signora e padrona, ci ho lavorato tanto ma so che ancora qualcosa ogni tanto, mi sfugge. Sono le stesse cose che poi colpiscono la sensibilità. Ma la sensibilità, Ezio, ce l’abbiamo tutti e ciò nonostante impariamo ad adattarci e a conviverci, ognuno a modo proprio.

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