Il paese degli uomini di vetro

Questa volta la favola della buonanotte va in onda su un’altra rete per ringraziare tutte le persone con cui ho trascorso il fantastico fine settimana appena passato, e per abbracciare ancora forte forte Batchiara e Little Chini, che hanno reso tutto questo possibile.

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Come il niente e il nulla

Angolo bianco

Esiste uno stato dell’animo poco descritto dalle parole, forse perché non consente né facili giudizi né immediate similitudini. Forse non ha nemmeno un nome, ma viene disegnato con un pugno di aggettivi che cambiano di situazione in situazione, come se fosse l’appunto a matita di un ritratto. E’ diverso dalla gioia che fa ballare con gesti imbarazzanti anche il più posato teorico e non c’entra molto con la malinconia che avvelena tutti i minuti di un giorno. E’ più simile all’anestesia dei dentisti, che lascia lucidi ed insensibili per un poco. Ti permette di vedere la vita scorrere come dietro ad un vetro, senza il bisogno di sentirne il suo alito su di te. E’ un sentimento che fa volare il tempo, che non mette ipoteche sul futuro prossimo e non ti martella con l’immagine passata. Deve essere lo stato di chi seziona un cadavere, di chi cancella una città da una cartina, da chi guarda una foresta bruciare e pensa all’azoto del terreno. E’ una sensazione quasi innaturale, ma non è brutto viverla, il peggio è sapere che è temporanea.

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Thank you for the good times

Non scrivo e non mi va di farlo. Non so se ci sono delle cose che voglio dire. E comunque non credo che sarei in grado di metterle nero su bianco. E’ che cerco di essere il più pragmatica possibile. Lavoro, cucino, lavo, università, pranzo, ceno (dentro e fuori) e poi cinema, serie tv, social network, email, telefonate, libri, chiacchiere, palestra, treni, alberghi, incontri. Ho programmato tutto. Non un attimo per fermarmi, non un attimo per prendere fiato, non un attimo per pensare.

E invece basta un secondo, un maledetto secondo di distrazione mentre dormo, in una notte di un fottutissimo febbraio.


C’era un filo lunghissimo che li legava, in qualunque posto essi fossero. Poi la sveglia suonò.

… before the good times fly away

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Un posto per un’idea

da “La filosofia in quarantadue favole”

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Pane e tempesta

“- Oh miei cari elettori. Ho ricevuto notizia dei vostri dubbi e preoccupazioni e ne apprezzo l’infantile inquietudine e il minoritario vigore. Ebbene, io rispetto le vostre ragioni. Ma la storia cammina a grandi passi e spesso non riusciamo a seguirne l’ampia falcata riformista. Montelfo sta per incontrare un cambiamento epocale. Presto la modernità la ricoprirà dei suoi doni.

Da sempre, dal paese siamo andati verso la città, a lavorare o a cercare ebbrezza e svago.

Ora è la città che viene a noi. Non solo sotto forma di turismo, ma con la sua economia, la sua tecnologia, il suo know-how.

- Au – rispose Merlot.

- Vedo che qualcuno ha capito. Ebbene, Montelfo, diventerà una propaggine della città, un fertile ramo, un salutare bocciolo. Una strada ecocompatibile taglierà biodiagonalmente il bosco, e ci collegherà all’area metropolitana che, nelle notti più chiare, possiamo veder sfavillare con il suo tappeto di luci lontane.  Su questa collina, tra la piazzetta e il belvedere che tutti ci invidiano, sorgerà un insieme edilizio ecovirtuoso e geodinamico che non esito a definire superbo. La valle verrà punteggiata di ridenti villette che avranno come punto di riferimento un equilibrato complesso centrale con grande residence, piscina e campo da tennis, supermercato, centro fitness, banca e altre leccornie. E c’è di più: una grande antenna televisiva, la terza per altezza in Europa, veglierà su tutto questo dalla cima del monte, simbolo della nostra più stretta connessione al mondo. So che qualcuno di voi dirà: lei ci aveva promesso altre cose. Riparazioni del vecchio acquedotto, lavori all’edificio scolastico, case recuperate, strade nuove, argini del fiume, piano agricolo eccetera. Ebbene, la nostra forza è nel cambiamento, e anche nel cambiare quello che volevamo cambiare, e quindi cambiare il cambiamento. Se non vogliamo far vincere la destra mercantile e la deriva populista, dobbiamo fare spazio a quello che c’è in mezzo. Io non so cosa c’è in mezzo, ma sento che è bello.

- Bravo – disse una cornacchia dall’albero.

Con gli anni Velluti aveva imparato la ventriloquia e punteggiava i suoi interventi con autoapprovazioni.

- Grazie! – proseguì il sindaco. – In quanto al vostro vecchio bar, non verrà distrutto, anzi! Sarà conservato pietra per pietra, tazzina per tazzina, all’interno del supermercato, non sarà più battuto da pioggia e vento. Dai vetri potrete ancora contemplare la vostra amata valle. Potrete vedere i ragazzini giocare a pallone  su un video registrato. E tutto ciò senza spese per voi, poiché questo miracolo sarà frutto dei coraggiosi investimenti di un pool di imprenditori. Già sento le anime belle che dicono: ma tra questi imprenditori molti hanno avuto processi e prescrizioni. Sì, forse qualche piccola distratta bancarotta, qualche tentata corruzione di giudici o incauti contatti con la mafia. Ma intanto essi hanno creato reddito, ricchezza, posti di lavoro.”

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