Vecchi ricordi, nuove verità

- Sei veramente una donna senza cuore. Un tempo non eri cosi… a quanto lo hai venduto?

- L’ho venduto per pochi spiccioli, ma è stato comunque un ottimo affare.

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Diversamente religioso

Bambino, durante l’attività pomeridiana di arte e immagine:

“A me piace colorare. Durante la scuola dell’infanzia però non mi piaceva, ma perchè mi facevano sempre colorare Gesù”

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Nei miei panni

Certi giorni mi guardo intorno e mi sembra che per la gente che mi circonda sia così facile vivere, uscire con gli amici, bere birra, essere felice, trovare qualcuno.

Oggi mi sono chiesta se é davvero così o solo un’illusione, questione di punti di vista.
E ho pensato che magari la gente vede me nello stesso modo.

Mi vede serena quando in realtà non so cosa fare e che decisione prendere. Pensa che stia bene e che sia divertente, ogni volta che rido e faccio la scema e invece nella mia mente ci sono un sacco di pensieri tristi. Crede che sia scioccamente infantile quando faccio finta di fare i capricci, quando  l’unica cosa che vorrei avere è, in realtà, una carezza. Mi crede forte e orgogliosa, quando invece non faccio altro che cadere ogni cinque minuti e rialzarmi con sempre più fatica.

Forse è una donna indipendente e libera quella che la gente vede tutte le volte che, come oggi, ti perdo.

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Buone maniere

Non c’è niente di più scortese del far notare a qualcuno che sta tremando.

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Immagine di Drachenfanger

 

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Lavori

Nel mio paese c’è un signore che fa il muratore. Non un muratore qualunque però, uno molto particolare.

Non so perchè ha deciso, un giorno, di fare proprio questo lavoro qui. Forse perchè dal posto in cui lavora si vede il mare, o molto più probabilmente è stato per necessità, perchè non ha trovato nessun altro modo per darsi da fare, guadagnare la pagnotta.

Sì, probabilmente è stata una necessità, ma nonostante tutto ogni giorno lui si alza e con la pazienza e la dedizione più assoluta, comincia a mettere mattone su mattone.

Questo muratore qui non costruisce palazzi, case o uffici. Non costruisce ponti o stazioni. Questo muratore qui alza solo muri, muri così piccoli che non sono poi così convinta che si possano chiamare davvero “muri”.

Il procedimento è sempre lo stesso: con le mani tremanti prende la cazzuola, raccoglie la calce che aveva preparato prima e ne mette un po’ proprio lì dove deve cominciare a costruire il muro. Sempre con le mani tremanti raccoglie i mattoni di tufo e ne posiziona una prima fila sulla calce.

Poi – facendo attenzione a non far cadere nulla dall’altra parte, a non sporcare, a non profanare – ricomincia: calce e mattoni. E mani tremanti.

Una volta sistemati tutti i pezzi, utilizza una parte della calce che aveva lasciato da parte per rifinire il muro, renderlo liscio ricoprendo le linee ruvide e irregolari dei mattoni. Nessuno vedrà mai quel muro, nessuno lo toccherà, nessuno ci si poggerà mai, ma a lui non importa. Quasi inginocchiato e con le mani tremanti ci mette tutta la pazienza, la cura e l’esperienza accumulata negli anni. Mette la calce e spalma. Mette la calce e spalma.

Quando ha finito resta lì ad aspettare, in disparte e magari fumandosi una sigaretta, che il muro si asciughi, perchè nessun muro è perfetto se non ci si fanno almeno due passate. Aspira e aspetta. Aspira e aspetta.

Le persone che erano lì a guardarlo mentre metteva su il muro ormai non ci sono più. È solo e dopo aver completato l’ultima passata, anche se il suo lavoro in realtà è finito, lui pulisce tutto.

Quando ha finito il suo lavoro da muratore, con tutto il rispetto e la pena che un uomo vivo può provare nei confronti di uno che non c’è più, per disgrazia o per destino, prende i vasi e rimette a posto i fiori.

Lo fa per quei parenti che non hanno potuto aspettare che lui finisse alla perfezione il suo lavoro e che ora sono a consumare il loro dolore in privato, nelle proprie case, tra muri veri costruiti da muratori forse più fortunati.

O forse no.

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