Case

“Mi riempii il bicchiere e uscii sulla veranda, mi sedetti sulla sedia a dondolo cigolante e accesi una sigaretta. Rapidamente fece buio. In fondo alla strada una madre uscì su una veranda e chiamò i figli per la cena. Il lampione all’angolo della strada si illuminò e un vecchio cane vi trotterellò sotto, avviandosi verso casa. Gli occhi bianchi dei televisori brillavano attraverso le finestre dall’altro lato della via, sugli schermi cowboy al galoppo, sparatorie che riecheggiavano nel crepuscolo di San Elmo. Una città abbandonata. Tutte le città della valle erano così, desolate, misteriosamente improbabili, delle enclave di esistenza umana, un popolo di romiti al di qua di brevi recinzioni e incosistenti muri e stucco, barricati contro l’oscurità, in attesa. Mi dondolai avanti e indietro e sentii una pena filtrarmi nelle ossa: mi faceva pena quella solitudine nella casa di mia madre e mio padre, di quei due anziani in attesa, a scandire il passare del tempo.”

John Fante, “La confraternita dell’uva”

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Quattordici

link diretto all’audio: quattordici


da “Centuria”

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Nessuno come te

Baskerville

non servono gli occhi, sono le mani a sentire. e alle mie mani manchi.

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Colpa del caldo

Seduta a mangiare grosse fette d’anguria con le mani. Musica di sottofondo (come in uno di quei bei film, hai presente?). Mente che va, lontano. Così lontano fino ad arrivare alle cose mai successe. E penso ai bivi sbagliati, ma *goccia d’anguria cade sul ginocchio* chi lo dice che sono sbagliati? E se il sentirmi nel posto non giusto per me dipendesse solo dal rimpianto di non poter percorrere l’altra strada? Sguardi mai regalati, carezze *goccia cade dall’angolo della bocca* trattenute, parole non dette, brividi mai vissuti. Baci mai dati.

*goccia cade lungo il braccio*

Se fossi qui potresti leccarmele via.

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Aprire gli occhi

Ci sono dei momenti in cui sono particolarmente felice e altri, invece, in cui mi risulta quasi impossibile persino respirare. Ecco capita, in quei momenti, che mi venga voglia di chimarti per dirti come sto. Per fartelo sapere.

Ma poi realizzo, come se fosse la prima volta, che non posso farlo.

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